Diamo i numeri?

Pubblicato: Sab, 16/02/2013 - 15:15  •  da: Redazione di Fermare il Declino

Da L'Espresso

Otto von Bismarck, che indubbiamente la sapeva lunga, lo diceva già circa un secolo e mezzo fa: "Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia".

Eppure in questa campagna elettorale le principali forze politiche sembrano proprio aver perso la bussola. Grillo, Berlusconi, Monti e Bersani se ne inventano una al giorno e sempre rimanendo sul vago.

Peraltro, nessuno sembra voler affrontare il tema della spesa pubblica, se non nell'unico capitolo dei costi della politica dove sembrano tutti d'accordo nel volerli ridurre. Tuttavia colpisce la mancanza di cifre certe, analisi dei capitoli di spesa da aggredire, tempistica dei tagli.

Il problema é serio. Infatti, se si leggono le raccomandazioni preparate da Francesco Giavazzi per il governo Monti relativamente ai sussidi alle imprese, si scopre un'interessante tabella che mostra come in 15 paesi sviluppati le correzioni dei conti pubblici pari all'1% del PIL effettuate prevalentemente tramite aumento delle imposte abbiano avuto un effetto recessivo dell'1,5% del PIL rispetto a quelle completate attraverso il taglio alle spese. Un'enormità che solo la cecità dei politici sembra non vedere.

Ecco quindi, ad uso dell'elettore, alcuni capitoli di spesa pubblica che possono essere tranquillamente eliminati.

Aiuti alle imprese: 11 miliardi, attuando i tagli suggeriti da Giavazzi per i soli finanziamenti alle imprese che non abbiano effetti economici positivi e desiderabili per la società nel suo complesso e i cui costi indiretti presumibilmente superino i benefici.

Imposte indirette. La PA paga ben 10 miliardi all'anno di IRAP, soldi che rientrano contabilmente tra le uscite: eliminando perciò l'assurda imposta si risparmiano senza fatica.

Costi della politica. Bisogna certamente procedere a riduzioni dei parlamentari o dei rimborsi elettorali, ma non dimenticarsi dei costi di struttura che sono le vere palle al piede per l'Italia. Ad esempio quei 5.500 comuni al di sotto dei 5.000 abitanti che servono solo a mantenere le relative burocrazie (non mi si parli di orgoglio campanilistico: a Siena le contrade sono molto più orgogliose pur facendo parte dello stesso comune), oppure la presidenza della repubblica, gli uffici di ricerca, le auto blu e i voli di stato, le ambasciate e i consolati (ne abbiamo di più degli Stati Uniti!). Si tratta del 3% del Pil rispetto al 2,4% della Germania, l'1,4% del Regno Unito o l'1,9% della Spagna. Risparmiando ben 20 miliardi ci riallineeremmo semplicemente alla media.

Passiamo al capitolo pensioni, che in Italia, nonostante la riforma Fornero, rappresentano ancora il 17% del PIL contro il 13 della Francia e l'11 della Germania. Le pensioni sopra i 3.000 euro e i vitalizi come quelli dei parlamentari, sono nella stragrande maggioranza dei casi non coerenti con quanto si è versato nel corso della vita lavorativa. Il sistema retributivo ha creato non tanto dei diritti acquisiti ma dei privilegi carpiti. Non sarebbe bene chiedere un sacrificio a chi ne beneficia, alleviato da una minore Irpef, in modo da contribuire a recuperare un paio di punti di PIL anche attraverso l'immediata applicazione del metodo dei costi standard alla Sanità?

Per la difesa e l'ordine pubblico, spendiamo uno 0,5% di PIL in più della Germania:anche lì si può risparmiare. Infine se vendessimo 35 miliardi l'anno di beni immobili e partecipazioni azionarie in mano a Stato e enti locali, abbatteremmo in 5 anni il debito pubblico fino al 100% del PIL (dall'attuale 125%) e risparmieremmo 8/9 miliardi all'anno di interessi passivi.

Insomma, le forbici si possono utilizzare senza intaccare lo stato sociale e, procedendo ad una profonda riorganizzazione della macchina pubblica introducendo merito, concorrenza e flessibilità, ulteriori risparmi possono essere conseguiti nel medio periodo.

Quando i leader degli schieramenti maggiori (alcuni movimenti neonati già lo fanno) ci faranno la cortesia di essere dettagliati su queste misure potremo scegliere con maggiore consapevolezza. Ma va fatto ora.

Commenti

Ritratto di tamas.kerekes

Aggiungerei anche se vendessimo le aziende partecipate anche a 0 euro, ci sarebbe un notevole risparmio in quanto non dovremmo risanarle continuamente causa delle perdite (e poi o riescono a fare utile o chiudono).

 

KT

Ritratto di New deal
Inviato da New deal il

Grazie, mi complimento per l'editoriale,

L’Italia , rispetto alla GERMANIA, spende 2,2 punti in più in servizi generali, lo 0,3% in difesa, altrettanto in ordine pubblico, lo 0,1% in più per lambiente, lo 0,4% in sanità, lo 0,2% per l’istruzione. Si tratta, complessivamente,  del 2,5% di PIL superiore, circa 40 miliardi di euro in PIU' RISPETTO ALLA GERMANIA, che non risulta- dati oggettivi -indietro (anzi) nella qualità del servizio. (FONTE: ISTITUTO BRUNO LEONI). Direi. quindi,. che è CERTAMENTE POSSIBILE FARE EFFICIENZA SENZA INTACCARE LO STATO SOCIALE. se ci riesce la Germania, che ha più abitanti, spende di meno, e ha servizi migliori....

Taluni parlano di sprechi, altri parlano di  rendita (da rentier state, per intenderci),  altri di mafie o corruzione....Fate Voi, l'unico comune denominatore è la resistenza dei beneficiari degli "sprechi" a spiegare le enormi difficoltà politiche che si incontrano nel tentativo di rimuoverli.

detto questo, vorrei toccare altri due temi, altrettanto ignorati. Il primo sono le PENSIONI,  la crescita e i Giovani. Affido l'esposizione del secondo profilo direttamente al sito http://fugadeitalenti.wordpress.com/.

Sotto il primo profilo, pensioni. come pagarle? chi?.  l’Italia è uno dei pochi paesi in cui ci si attende già nei prossimi dieci anni una contrazione della popolazione in età da lavoro (20-65 anni) stimata intorno allo 0,3 per cento annualizzato. (elaborazioni su dati bancA MONDIALE)Quindi, nel 2020 in Italia ci potrebbe essere circa un milione di potenziali lavoratori in meno. E  si tratta di elaborazioni, come detto, basate sulle ultime proiezioni della Banca Mondiale, che già incorporano aspettative sul mantenimento di un consistente flusso migratorio,  Se si estende poi l’analisi al 2050, ovviamente con un maggiore margine d’incertezza, le proiezioni si attendono una contrazione della popolazione italiana talmente grande che nemmeno l’estensione della vita lavorativa a 74 anni riuscirebbe a mantenere la crescita della popolazione in età da lavoro in territorio positivo.

Se si riduce la popolazione attiva, potrebbero mancare le risorse previste per finanziare il sistema pensionistico, a meno di non introdurre un meccanismo ancora più esplicito che imponga il pareggio tra contributi pagati e prestazioni erogate (come paventato da MONTI; e Bersani a naso in aria...chi? come? cosa? quando? nonostante i decenni passati in Parlamento). Quindi, l’Italian on solo è svantaggiato rispetto a paesi più giovani come gli Stati Uniti o il Regno Unito, per non citare l’India e Brasile ma la “gobba” ipotizzata nella traiettoria della spesa pensionistica italiana fino al 2035 potrebbe essere molto più grave delle proiezioni della Commissione Europea, che ipotizzano un aumento del 2% del PIL. Quindi, ipotizzando, ad esempio, tassi reali intorno al 2% , l’Italia dovrebbe crescere almeno intorno al 2.5% per stabilizzare la traiettoria del debito pubblico e della spesa previdenziale. E se i tassi richiesti dai mercati dovessero essere ancora più alti, la crescita dovrebbe essere ancora maggiore per far quadrare i conti. 2,5% per cento. NOn è ancora crescita HARD, ma per un paese con 60 billion di corruzione, che non cresce da oltre dieci anni, è come se lo fosse...

che fare? ancora una volta, MOLTO SEMPLICE: ossia  invertire il trend di crescita della produttività che a partire dal 1990 non ha superato l’1 per cento e dopo il 2000 è sceso vicino allo zero. Bisognerà favorire perciò l’INTERNAZIONALIZZAZIONE del sistema-paese, e, da parte delle aziende, coniugare il modello, in passato vincente, della piccola e media impresa e dei distretti, con un maggior coordinamento della distribuzione nei mercati mondiali e con un impegno convergente nella ricerca e nell’innovazione, puntando su GIOVANI E DONNE.

2) Tanto semplice, che anche sul sito fuga dei talenti. SEI DOMANDE IN VISTA DELLE ELEZIONI, ci si domanda, quanto segue. E veniamo al secondo profilo (fonte:; http://fugadeitalenti.wordpress.com/)

"secondo Datagiovani, in 20 anni il nostro Paese ha perso oltre 2 milioni e 800mila under 25. Solo in Spagna la riduzione è stata più ampia. Il peso dei giovani si è contratto di 5,6 punti in 20 anni"...m iastengo da commenti, poscia più che DARWIN potè il digiuno". I dati, AIRES, come noto, non sono del tutto aggiornati/coerenti. Ma ci sono più Milanesi e Bocconiani, a Londra, che in Italia....ndr.

di seguito le domande (mi piacerebbe girarle direttamente a Camusso & c.)

***

1) perché la nostra industria perde colpi? E’ un problema solo congiunturale, o anche strutturale?

2) forse abbiamo perso competitività? Forse il “piccolo è bello” è un mito che ci ha fatto perdere posizioni in tutte le classifiche? Forse dovremmo cominciare ad aggregare le imprese?.: .

3)una volta che le abbiamo aggregate, forse non dovremmo cominciare a remare tutti nella direzione degli investimenti in ricerca e sviluppo? Insomma, nell’innovazione? Forse è giunto il momento di cambiare pelle al nostro tessuto industriale, spingendo con decisione le imprese ad alto contenuto innovativo, favorendole rispetto a quelle che stanno ormai uscendo dal mercato?

4) una volta che le abbiamo aggregate, forse non dovremmo cominciare a remare tutti nella direzione degli investimenti in ricerca e sviluppo? Insomma, nell’innovazione? Forse è giunto il momento di cambiare pelle al nostro tessuto industriale, spingendo con decisione le imprese ad alto contenuto innovativo, favorendole rispetto a quelle che stanno ormai uscendo dal mercato. FAVORENDOLE RISPETTO A QUELLE CHE STANNO USCENDO DAL MERCATO (ENFASI MIA), INVECE DI TENERLE ARTIFICIALMENTE IN VITA?

5) -un Paese che vede sempre più assottigliarsi la quota di giovani e aumentare quella degli anziani, che futuro avrà? E se a questo aggiungiamo che la generazione dei (pochi) giovani rimasti è -nei fatti- una generazione perduta, dove pretendiamo di andare?

6) infine e per riassumere, da dove ripartire? Forse rinnovando totalmente la nostra classe dirigente? Offrendo a chi è oggi all’estero posizioni apicali nel settore pubblico e privato, per tornare e reinventare da zero un modello-Paese?

Tutto il resto sono chiacchiere. Tutto il resto è un fallimento annunciato. E una decadenza certa. Forse lenta. Ma certa.

 

 

 

 

 

 

Ritratto di Riccardo Garavaglia
Inviato da Riccardo Garavaglia (non verificato) il

Posso solo farti degli applausi a scena aperta.

Ritratto di Roberto Italia

Mi trovo d'accordo sui principi e applaudo all'analisi.

Favorire l'aggregazione e' necessario, ma ancor piu' lo e', a mio parere, facilitare la vita delle aziende innovative e che dimostrano di aver messo crescita, produttivita' e innovazione al centro delle proprie strategie.  

Per esperienza diretta, gli imprenditori possono fare resistenze personali che credo non valga la pena combattere sterilmente.  Possiamo certo trovare incentivi a far passare la mano ai piu' deboli in un ambito di aggregazione, ma non possiamo pensare di espropriarli.  

Cosi' come credo il Paese guadagnerebbe di piu' dallo spingere le imprese piu' performanti a farsi largo e guadagnare quote nel mondo.

In definitiva, e per l'ennesima volta, cerchiamo un modello che premi il merito oggettivamente individuato e misurato.

Ancora grazie per la lucida analisi.

Ritratto di alberto.ramazzina

Il declino industriale e la contrazione della popolazione italiana stanno lentamente distruggendo il Paese.

Per ridurre il debito pubblico c'è una unica strada da percorrere: aumentare l'appetibiltà dell' "impresa Italia" all'estero ed aumentare il numero dei futuri lavoratori attraverso gli incentivi alla famiglia.

Il costo del sistema  pensionistico impedirà la riduzione del debito pubblico  se non si aumenta il numero dei futuri lavoratori e la possibilità di creare lavoro per loro.

Se non si tiene conto di questi obbiettivi tutte le proposte diventano solo perdita di tempo.

Ritratto di mario.trombetti

 

Caro Alessandro, sono sempre stato pienamente d’accordo con te ma questa volta sono d’accordo solo in parte (buona parte). Dissento quando parli di pensioni, i cosiddetti diritti acquisiti.

Scrivi infatti “Il sistema retributivo ha creato non tanto dei diritti acquisiti ma dei privilegi carpiti. Non sarebbe bene chiedere un sacrificio a chi ne beneficia, alleviato da una minore Irpef…”.

A parte il fatto che mi sfugge quel “alleviato da una minore IRPEF”, se si trattasse di una riduzione ad hoc, sarebbe del tutto inutile in quanto partita di giro, anzi aggiungerebbe complessità alla macchina, cosa sicuramente non desiderata.

A prescindere dal fatto che le pensioni con sistema retributivo sono in phase out dalla riforma Dini e hanno comunque i giorni contati, il punto è un altro: giuste o non giuste, costose o non, contengano o no delle storture. Le storture non sono la maggioranza e le storture magiori comprendono i trattamenti ai parlamentari e cumuli vari. La maggioranza sono però quelle di onesti lavoratori che hanno portato a casa un trattamento significativo ma non scandaloso rispetto alle contribuzioni effettuate. Ricordo che i coefficienti di rendimento sono già pesantemente regressivi e quindi non si tratta di trattamenti privi di equità.

Ma soprattutto sono un impegno preso dallo Stato verso una moltitudine di individui: che si tratti di pensioni, di tassazione dello scudo o di detrazione sui mutui casa (che il governo Monti voleva ridurre) non si può intervenire su veri e propri contratti che lo Stato ha stipulato con individui. Lo scudo? Potrà essere stata una burla l’aliquota minima ma ormai è stato preso un impegno. I mutui (fortunatamente rientrata), gli esodi (alcuni) e le pensioni a retributivo? Sono anche questi impegni in base ai quali migliaia di individui hanno pianificato e preso decisioni ed impegni. Lo Stato liberal democratico rispetta il patrto con i cittadini e non impone ragion di Stato per rimangiarsi la parola: questa è roba da Stato socialista. Lo Stato che vuole il cittadino onesto non può essere disonesto coi cittadini. Sorry, ma le promesse si mantengono.

Ritratto di alberto.bianchi.despinosa

Caro Mario,

mi scusi ma quali contratti? Quali promesse? Su questo principio anche i vitalizi, i trattamenti e i "cumuli vari" sono contratti/promesse e quindi intoccabili, "giusti o non giusti" che siano.

Mi soffermo poi sulla frase "onesti lavoratori che hanno portato a casa un trattamento significativo ma non scandaloso rispetto alle contribuzioni effettuate". A parte il fatto che l'onestà del lavoratore qui c'entra poco (molti saranno onesti ma ce ne saranno anche di disonesti, così come ci sarà anche qualche politico onesto fra quelli che portano a casa il vitalizio), cosa significa "significativo ma non scandaloso"? Se la pensione è retributiva, i numeri (i numeri, la forza di FARE) dicono che quel pensionato sta ricevendo più di quanto abbia versato e quel "più" glielo sta pagando qualcun altro (probabilmente lavoratori altrettanto onesti). Se non sono la maggioranza, tanto meglio, vuol dire che i "colpiti" saranno pochi.Comunque i numeri li abbiamo sentiti più volte da Giannino.

Detto questo, intervenire su queste pensioni non significa non intervenire sui vitalizi, i cumuli e i costi della politica in generale (l'uno non esclude l'altro, giusto?) e infatti questa voce è ben presente nell'interveto di De Nicola.

Ritratto di mario.trombetti

caro Alberto,

un trattamento calcolato in base ad una legge dello Stato è un impegno e qualcosa su cui si può far affidamento o no?  Equivale o no ad un patto fatto col cittadino che, sulla base di una legge, decide, pianifica, investe? Una legge è qualcosa su cui si deve poter fare affidamento o no?

Vede, il punto non è soltanto le pensioni: ho citato perfino lo scudo fiscale (la cui aliquota era risibile), così come il tentativo (abortito) di eliminare la detraiblilità dei mutui. Potrei citare altri casi: il change in law viene visto dall'estero come uno dei principali elementi di rischio politico in Italia, diminuendo la propensione agli investimenti nel nostro Paese.

C'è quindi un problema pratico. Indifferente se l'oggetto del cambiamento colpisca un cittadino italiano o un investimento estero. Ma c'è anche un principio su cui si fonda uno Stato liberale e democratico.

Concordo con lei, e non so se esista una soluzione, quando dice che allora non si potrebbero toccare nenache cumuli e privilegi dei politici: Dio sa quanto vorrei vederne alcuni alla fame, ma un principio vale di più di un risultato immediato. In Italia troppo spesso il fine giustifica i mezzi, ma mortificando un principio di civiltà il danno può superare il beneficio. Se passasse il principio, allora perché non chiedere a tutti i lavoratori che hanno percepito più di quanto contribuito di restituire la differenza, mandando in fallimento la metà dei pensionati italiani? Possiamo infischiarcene perché intanto "i colpiti saranno pochi"?

Lo Stato dovrebbe essere riconosciuto per la sua giustezza ed etica: certo non è quello che abbiamo oggi ma CAMBIARE vuol dire ridare credibilità allo Stato,  fare ciò che è giusto, sia quando questo torni a favore (e quindi ad es. far pagare le tasse, a tutti, ) che quando non torni a favore. Se lo Stato rispetta i propri impegni solo quando torna comodo non c'è più credibilità, né può aspettarsi onestà dal cittadino.

Negli Stati Uniti come in Svizzera il cittadino paga le tasse perché teme le sanzioni, ma anche perché crede nello Stato.

Ritratto di dcorso
Inviato da dcorso il

Mi perdoni Mario.

L'ultima volta che ho sentito parlare Giannino di tagli alle pensioni si è parlato di tagli alle pensioni sopra i 3500 al mese euro (se non ho capito male rappresentano 12 miliardi su 16 di spesa I 3/4.. I 3/4?!?! DITEMI CHE HO CAPITO MALE!!!!!) secondo me va ridistribuita la spesa su queste pensioni, a parte che NON mi pare che non finiranno alla fame queste persone questo và fatto ed è giusto farlo sopratutto se le pensioni di queste persona non sono state maturate con il metodo contributivo! Oltretutto una parte di questi tagli dovrebbe andare a beneficio di chi con la pensione dopo aver lavorato una vita non ci sopravvive (e questa mi apre che sia la posiszione di Fare espressa da Oscar)! Non si può dire che io sia di sinistra quindi la mia non è una posizione ideologica (di questi tempi è ancora opportuno specificare) ma questa è veramente una questione di equità sociale!!

Ritratto di mario.trombetti

Ahimé la spesa pensionistica non è di 16 miliardi ma di circa il 16% del PIL, quindi dovremmo essere intorno a 270 miliardi nel 2012. Non ho idea di quale sia la ripartizione retributivo/contributivo, ma dalle tabelle Istat rilevo che le pensioni di importo superiore a 3000 eur/mese non superavano il 13% del totale (quest'ultimo dato relativo al 2010). L'entità dei potenziali risparmi andrebbe pertanto rapportata a questa porzione. Ma non è questo il punto (qualunque risparmio va perseguito anche se minimo), il punto è che è lecito a mio avviso dire a chi non ha ancora maturato il diritto alla pensione (come me per intenderci) "da domani le regole cambiano": questo l'aveva fatto Dini con progressività e l'ha fatto la Fornero in modo draconiano, pazienza ci rimetteremo. Altra cosa è dire a chi è già in pensione, cioè a chi in base ad una legge all'epoca vigente ha ricevuto e riceve 1.000 o 10.000 euro: "da domani ti taglio l'assegno, le regole con le quali un giorno ti ho detto, per tutta la vita riceverai n lire o n euro non sono più valide". Noi non dobbiamo sindacare se chi ha una pensione da anni si sia comprato casa, l'abbia comprata ai figli o li abbia mandati a studiare all'estero, né se alla sua tenera età se li spenda altrimenti: ha fatto i propri conti e preso i propri impegni in base ad una certezza che gli veniva non da un piccolo operatore ma dallo Stato. 

Non si può mantenere fede ai propri impegni solo in base a un calcolo di convenienza: costa molto di pià la perdita di credibilità. Se uno Stato non mantiene i propri impegni coi cittadini come fa ad essere credibile con imprese ed investitori esteri?

 

Ritratto di sempriglio
Inviato da sempriglio il

Quando ho iniziato a lavorare, mi dissero qual'era il mio contratto di riferimento. Facendo i conti, sarei potuto andare in pensione a 55-57 anni, ci andrò invece a 67. Ma non era un contratto: era semplicemente la dichiarazione che sarei stato inquadrato in un contratto, in un certo sistema all'epoca vigente. I contratti cambiano, le leggi cambiano, è naturale. A nessuno è stato scritto, nero su bianco, quale sarebbe stata la pensione. Inoltre, in caso di fallimento, le stessi leggi ammettono che al creditore si dia meno di quanto contrattualmente promesso. E' vero che, tecnicamente, non siamo ancora falliti. Ma, sostanzialmente, lo siamo quasi. Se continuiamo così, falliremo, e allora altro che 3000 euro al mese.

Ritratto di Gianluigi Melesi

Ma c'è molto altro.

Complimenti per l'editoriale, ma c'è ancora molto altro. La stessa composizione della spesa va rivista. Salvare anzi migliorare l'efficienza della Sanità, dell'Università, della Istruzione, spostando progressivamente lo stesso stock di spesa dalla spesa corrente e improduttiva alla spesa per investimenti e riorganizzazione. Ogni miglioramento di efficienza del 10% produce incremento di PIL del 5%. Se un'azienda apre di due settimane conlo sportello unico, se non deve recarsi in nessuno sportello per avere certificati che la PA può reperire da sola (e che tuttora si rifiuta di fare come l'Antimafia o i Carichi pendenti) se le aziende potessero compensare i crediti con la PA, se si riducessero il numero degli adempimenti semplificando il sistema fiscale se.. se... avremmo a parità di spesa pubblica maggior PIl.

Ritratto di New deal
Inviato da New deal il

solo un rapido post scriptum. meno male che c'è ancora qualche Giornalista, non sono tutti "flashati" come Bersani.

cfr." Per molti in futuro senza pensione Con il sistema contributivo gli assegni caleranno. E raggiungeranno un valore più basso rispetto all'ultimo stipendio percepito. Che fare? di Walter PAsserini. LA STAMPA di oggi  

(ma anche, ....volendo, La società che prepara il collasso,  medesima testata, in data odierna di D'Avenia.)

ma il problema, come scritto, sopra, è più articolato. Bisogna tornare rapidamente a crescere e fare lavorare e (pagare!) giovani e donne ( giovani che non sono "p"...espatriano..Nord Italia in testa). è DARWIN MA ANCHE UNA BELLA NEMESI STORICA per una NAzione che svilisce/vanifica i sacrifici dei propri stessi figli/giovani...

Proporrei inoltre di TAGLIARE SUBITO IL CUNEO FISCALE PER DARE OSSIGENO/TRASFERIRE POTERE D'ACQUISTO A CHI LAVORA E PRODUCE (lavoratori ed aziende). sono loro che Tirano il Paese. bisogna fare la conta degli abili al lavoro,  e segare i PRIVILEGI DI CHI VIVE a rimorchio...per essere più espliciti, e meno formali. sono LORO IL VERO PROBLEMA DEL PAESE pre e post tangentopoli (principio di continenza, fermiamoci qui...ma a molti dei miei amici, e al sottoscritto, appare tutto molto chiaro....su cosa accade in Italia e dove intervenire...). Ovviamente, in Italia, di mettere mano allo Statuto dei lavoratori/ mercato del lavoro, non si può parlare....

Anche se si impunteranno per evidenti motivi contingenti/bassa lega, proporrei infine di mettere MANO ALLA LEGGE, privatizzarle e fare sì che le fondazioni bancarie finanzino iniziative a valore aggiunto nell'economia reale , invece di fare altro....(e qui mi fermo)

good luck Italy...

 

 

Ritratto di lorenzoFi
Inviato da lorenzoFi il

concordo con quasi tutto. Io le pensioni  le falcidierei tutte a un massimo di 5000 euro...e su questo non sono PER NIENTE liberale e mi sento più grillino :-))) . Con 5000 euro ti paghi l'imu di un bel pò di ville e con l'avanzo ti fai anche grasse cene a base di pesce...sono diritti acquisiti? se sono diritti troppo generosi non me ne fregherebbe un emerito fico secco nel limitarli..RAUS!!! Un dubbio però sulla spesa per la sicurezza. In Italia si spende solo lo 0.3% in più di germania? E' un dato che mi sorprende. Là non hanno la mafia. Taglierei difesa ma dirotterei tutto in sicurezza interna aumentandone anche il bilancio a disposizione. Il ns esercito non deve combattere guerre esterne ma la guerra più lunga e resistente della ns storia...contro la mafia. Li io il bilancio lo aumenterei... trasformando carri armati  in sforzo anti mafia (e corruzione) e in sforzo culturale per cambiare le mentalità che con la mafia volente o nolente convive e vive.

Ritratto di dcorso
Inviato da dcorso il

Bè non è esatto... non è che la non hanno la mafia... solo che là non attechisce!!! Per quanto riguarda la sicurezza interna temo di non sbagliare ipotizzando che siamo nella stessa condizione della difesa (dove abbiamo generali e scaldapoltrone NON OPERATIVI in eccesso), vorrei sapere infatti quante persone lavorano nelle forze di polizia e carabinieri, quanti sono graduati e quanti lavorano in ufficio e quanti battono le strade. Poi farei un bel confronto con gli altri stati europei. Vuoi scommettere che gli uffici sono stracolmi e le strade sguarnite?! E che c'è tanta tanta gente che non serve e che magari guadagna pure di più degli altri (perchè non dimentichiamoci che in questo paese del piffero i burocrati guadagnano di più degli altri per partito preso, perchè teoricamente se hai una scrivania dovrebbe voler dire che hai più responsabilità e capacità di chi si occupa delle incombenze manuali... MA DOVE?!? DITEMI DOVE è VERO!!) tutto questo mentre le pattuglie non hanno la benzina?

Ritratto di Lorenzo dell'Uva

Complimenti per l'articolo!! Una tale semplicità nell'esporre questi argomenti non così facili indica una implicita e netta comprensione di quello che si vuole fare e trascende una voglia di "Fare per Fermare il Declino". 

 

LD

Ritratto di pasottiottavio

Concordo con tutto,  (almeno  almeno  nelle intenzioni) la penso esattamente come  LORENZOFI se questo mi chiarirebbe (5000 al giorno almese o all'anno?) Mafia se s'intende Mafia  criminale,d'accordo aumento  per  la sicurezza,Ma se si tratta della mafia politica? Per questa non ci sarà mai denaro che basti. Infatti la mafia criminale (quella siciliana per cosi dire,la si può combettere con le forze della sicurezza, ma la mafia politica, quella  che stà in parlamento, come la sconfiggi ? se sono loro stessi i mafiosi neanche si cercano.

Ritratto di lorenzoFi
Inviato da lorenzoFi il

5000 euro al mese....l'ho butatta ovviamente per fare un esempio ma mi riferivo ad esempio a chi riceve 20.000 euro/mese per doppi-tripli incarichi cumulati... da 20.000 mese a 5000 euro all'anno riconosco che sarebbe traumatico!

Ritratto di Dino Mandirola

Lo stato costa caro! Dobbiamo imparare a chiedere il meno possibile allo Stato, perché tutto quello che ci offre, anzichè farci risparmiare, ci costa quattro/cinque volte quello che spenderemmo in privato. Quel misero caffè da un euro, finiremmo per pagarlo 4/5 euro. La ragione di tutto questo è facilmente intuibile, ci sono i vari dazi o se volete, tangenti da pagare. Nel settore pubblico, nulla si realizza al di fuori di questi vincoli. Il principio è nato con la criminalità organizzata e la  corruzione, sviluppatesi nelle regioni del sud ed ora estese a tutt'Italia. Gli organi di Stato sono ormai pieni di personaggi che hanno trovato nel sistema un'ottima occasione per arricchirsi, a spese della collettività. Non a caso, inoltre, la nostra politica costa quanto e oltre quella della somma dei paesi di mezza Europa, che il differenziale di efficienza tra la nostra burocrazia e quella tedesca ci penalizza per ben 75 miliardi annui, che un solo palazzo del potere, il Quirinale, costa al cittadino ben dieci volte il pari palazzo tedesco ed occupa il doppio del personale della Casa Bianca statunitense. Un'azienda privata, in tale situazione sarebbe fallita da tempo. Lo Stato italiano, ancora resiste, finché resistono le spalle dei cittadini, ormai allo stremo, vessati da un carico fiscale ormai ai limiti della sopportazione ed una popolazione alla vigilia di reazioni incontrollate. I vecchi partiti hanno, ormai tutti, dimostrato di non saper affrontare e rimuovere le cause del declino. Altri, mischiano alcune buone idee, con altre, tipo "nazionalizzazioni" che hanno ampiamente dimostrato essere la ragione dello sfascio. Non resta pertanto che una scelta: sostenere il programma di:

                                                        FARE per Fermare il declino.

Ritratto di enricorusso
Inviato da enricorusso (non verificato) il

Ciao a tutti

Perchè quando parliamo di risparmio sulla spesa pubblica ci riferiamo alle percentuali di germania inghilterra e francia ?

Ci ricordiamo che in quei paesi le cose funzionano ( o quasi) ?

Per il tipo di servizi che noi ora abbiamo dovremmo spendere Zero o quasi.

Il livello di risparmio è sicuramente superiore alla semplice differenza percentuale ! 

Ed inoltre perchè quando si parla di riforma della sanità , sopratutto per ciò che riguarda gli acquisti, si parla di costi standard ?

se c'è un massimo ed un minimo di spesa per singolo articolo a parità di qualità è giusto spendere il minimo ovunque anzi anche meno poichè si allarga il bacino e la quantità !

E sempre parlando di sanità non sarebbe il caso di esaminare anche la spesa farmaceutica ?   abbiamo una quantità di medicinali innutili (spesso dannosi) e costosi che fanno solo guadagnare cifre folli all'industria farmaceutica ;  con pochi principi attivi (generici) si curano la stragrande maggiornza delle malattie.   Tralascio volutamente lo schifo delle vaccinazioni antiinfluenzali (soldi buttati ) .

Sbaglio ?  forse non è il caso di andare contro bigfarma  che altro non è che una propaggine de sovrannazionali interessi finanziari .

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