Fare per Fermare il Declino

Dobbiamo fermare il declino italiano, di cui la crisi finanziaria è solo un’aggravante

Oscar delle mie brame

Pubblicato: Ven, 16/11/2012 - 10:30  •  da: Redazione di Fermare il Declino

Da l'Espresso del 16 novembre 2012

di Roberto Di Caro

Combattivi, liberali, vogliosi di contare. Ecco in seguaci Giannino, professionisti e imprenditori che con lui affollano le sale. Dopo averlo scoperto alla radio.

I sondaggi continuano a piazzarlo tra gli "altri", subito prima dei "non so". I giornali se ne occupano poco o nulla, specie quelli che penseresti amici. Poi però vai agli incontri di Oscar Giannino e del suo neonato movimento Fermare il declino e, ohibò, a Savona il cinema da 500 posti è zeppo da scoppiare come alle kermesse di Matteo Renzi, per giunta nell'ora in cui non lontano parlano sia Vendola sia Squinzi presidente Confindustria. A Salò, sala ricevimenti di un resort e una folla di piccoli e medi imprenditori, avvocati, ingegneri, commercialisti, professionisti e signore da tutto il bresciano, l'estroso Oscar li tiene inchiodati alle sedie nell'infame orario dalle 7 alle 9 di sera facendo ballare cifre di Pil, avanzo primario, pressione fiscale, produzione industriale («meno 30 punti dal 2007, il bilancio di una guerra persa») e decrescita demografica («più del debito pubblico mostra un Paese senza futuro perché non ha più fiducia in se stesso»): tra un affondo al centrodestra che ha «aumentato la spesa corrente, le tasse, il peso dello Stato» e uno alla casta dei burocrati ministeriali, «teste di legno che decidono la politica economica senza aver mai visto un'impresa in vita loro».

Persino a Verona, la sera che Giannino non c'è, ma i suoi si ritrovano in un impianto sportivo per parlare di organizzazione, stanno lì in cento. Sfilano sul palco, uno a dire che «bisogna aggregare quante più persone possibile sorvolando sulle differenze» e molti, con i coordinatori Franco Bocchini imprenditore e Nicola Fiorini commercialista, a ribattere che no, «se vogliamo sostituire una classe dirigente che ha fallito non possiamo allearci con un Centro del signor Caltagirone Casini» o con l'Italia Futura di Montezemolo che «ci presenta un appello vago, generico, promesse elettorali di stampo DC. Bene abbiamo fatto a non firmare». Ansiosi di raggiungere le 100 mila adesioni dalle attuali 35 mila, esortano alla catena di sant'Antonio, per bocca di Amedeo Armellini imprenditore. Preoccupati che troppe cifre disaffezionino il popolo e un sovrappiù di economia tenga lontane le donne, il 24enne Enrico invoca «messaggi chiari, brevi, diretti, in pillole, una foto di Giannino e una frase accanto» e Manuela Popolizio esperta in comunicazione chiede «un approccio meno maschile, si parli anche al cuore e alla pancia, non solo al cervello». Pare così sensato che forse non lo è per niente, se non altro per ragioni di concorrenza nell'offerta politica: da Silvio a Grillo, di gente che non parla altro che alla pancia c'è la coda, il mercato è saturo. Chi va a sentire Giannino, chi compila il modulo di adesione al Manifesto esteso a luglio da lui, Luigi Zingales, Michele Boldrin, Alessandro De Nicola, Sandro Brusco, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, chi a fine incontro depone l'obolo nella cassetta (700 euro raccolti la sera di Verona, 600 a Savona ma, si sa, i liguri), non è per sentirsi sciorinare battutacce a effetto. E comunque non gli riesce neppure così bene: la volta che dal palco scivola sui vizi privati di Silvio e sulla sua «cultura da caporalato da caserma» si abbozzano commenti tipo «va beh, torniamo alle cose serie».

In sunto, Giannino è torinese, 50 anni, laurea in Legge, politico nel Pri, portavoce di Giorgio La Malfa e direttore della "Voce Repubblicana", al "Foglio" come responsabile economico, al "Riformista", direttore di "Libero Mercato", pure consulente d'impresa. Fa volontariato coi malati terminali, colleziona orsi di pezza, veste stile Marianini di Lascia o raddoppia, s'è sposato un anno fa in redingote a pois blu elettrico. Conduttore di "Batti e ribatti" su RaiUno, racconta che Berlusconi lo cacciò memore del fatto che ai tempi, per conto di Cuccia, era toccato a lui dire al Cavaliere: «Lei, mai». Il suo megafono è da tre anni "La versione di Oscar", ogni mattina alle 9 su Radio24 della Confindustria: è la prima cosa che ti citano i suoi quando chiedi che cosa leggono, vedono o ascoltano.

Chi sono dunque costoro, e che cosa li muove, visto che la stragrande maggioranza di loro non s'è mai sognata in passato di fare politica attiva, a parte qualche mosca bianca che nel '94 per un nanosecondo si fece intrigare dal Grande Imbonitore di un'immaginaria Rivoluzione liberale? «Le do i numeri della Lombardia est, di cui sono coordinatore: 45 per cento imprenditori, 14 ingegneri, 15 liberi professionisti e partite Iva, pochi medici e insegnanti, dipendenti, quasi nessuno dal pubblico impiego. Ma a Milano avvocati e commercialisti arrivano al 40 per cento. Come vede, sono persone la cui vita si svolge in regime di concorrenza con qualcun altro». Chiarissimo, Flavio Pasotti, 52 anni, aziendina meccanica nel bresciano, nel '90 fondatore in Api nazionale del Gruppo giovani piccola e media industria: come lui tanti che incontriamo vengono da ambienti confindustriali o affini; a Verona il citato coordinatore Fiorini; nel bresciano un quarto della rete Ewmd di donne manager come Giovanna e Maddalena Novicelli; a Savona la per ora simpatizzante Gianfranca Tempestivi che negli anni Ottanta fondò in Unione industriale la sezione Terziario superiore. Borghesia produttiva. Quella che ora si rimprovera (Pasotti e altri) «di aver sempre delegato ad altri l'impegno nella vita politica, per deficit di senso d'appartenenza». Beh, è venuto il momento di metterci la faccia. Se non per sé, tutto sommato qui come altrove gli astanti sono persone professionalmente risolte, piuttosto (è un leit motiv) per l'incertezza e la paura sul futuro dei figli: «Ai miei due voglio poter dire che, quando c'era da fare la cosa giusta, io ho almeno provato», proclama Michele Parodi, a Savona avvocato quarantenne affascinato dall'anarco-capitalismo di David Friedman figlio di Milton ma, dovesse spuntarla alle primarie, disposto al voto disgiunto per Renzi. Non il solo.

L'identikit sociale e professionale degli aderenti a Fermare il declino si tira appresso il dilemma su che cosa sperano di diventare: con quella base puoi parlare a molti, ma non coprire tutte le fasce e i ceti sociali. Dunque? Un movimento ascoltato ogniqualvolta svela che il re è nudo, però fuori dai giochi, pura testimonianza? «No, macché, io sono qua per vincere, non per partecipare, non è con un movimento d'opinione che si salva l'Italia», risponde Corrado Schiesaro, consulente commerciale di Verona. E lo stesso Giannino, tra un vedremo e un «forse è già troppo tardi», risponde che «sì, io sono anche disposto a immolarmi come i 600 di Balaklava, ma non è per questo che mi sono mosso». Allora un partito liberal-liberista se non di massa almeno forte abbastanza da giocarsi alleanze per governare e realizzare i punti in programma? «Certo! Per quelle idee liberali che Berlusconi ha sventolato solo per gettarle nella polvere in nome dei suoi porci comodi», è il sì convinto di Giovanni Battista Baiardo, 35 anni, avvocato savonese. Chiedi al gruppetto: alleandosi con chi? A sorpresa, ma neanche tanto, vien fuori soprattutto il nome di Matteo Renzi. Perché «conduce nel Pd un'analoga e parallela battaglia di svecchiamento». Perché «almeno un programma ce l'ha e ci si può confrontare». Perché i rispettivi headquarters si lanciano ami e attestati. O perché un quasi-endorsement al rottamatore è cosa buona e furba, «se lui vince nel Pd abbiamo un interlocutore, se lui perde i suoi elettori potrebbero votare noi».

E Grillo, che Giannino «comprende» ma dai cui folli programmi mette in guardia con veemenza, che alcuni qua avrebbero votato per disperazione, ira o sberleffo? «Per un istante ci ho pensato, ma come si fa?», risponde Silvia Enrico, 36 anni, avvocato, appena entrata insieme a Paola Bruno nel Comitato dei 7 fondatori per coordinare le reti regionali. Lei pensa a un partito vero, ora a dir poco fluido ma che vuole strutturarsi. E chiamarlo liberale «è riduttivo: lo Stato deve ridimensionarsi, ma continuare (anzi, iniziare seriamente) a fornire servizi. Non sparire». Lontani dal turboliberismo alla tea-party. 

Commenti

Ritratto di maurizio.graia

Nei 35000 iscritti al movimento ci sono anche pensionati (come me, possesore di casa e, di conseguenza, sporco capitalista), casalinghe, operai, disoccupati. Questo paese se non cambia marcia frega le persone più deboli, ovvero quelli che prima ho elencato, un imprenditore può portare la sua impresa in Austria o in Slovenia, ma un operaio o un disocccupato, se non si crea nuovo lavoro, dove va????

Ritratto di flavio.ripa

io, 30enne impiegato in una ditta privata, ho aderito fina dall'inizio.

Meno Stato per lasciar "libero" il mondo privato non significa favorire gli imprenditori! Non siamo un movimento di elite... il mondo del privato è fatto da privati, non solo da imprenditori!!!!

Non è perchè l'impresa mi fa da sostituto di imposta, allora io non sono un soggetto privato!!!

Ritratto di umberto.borrelli

A Saona siamo fortissimi!

Scherzi a parte, è stato solo un buon inizio, adesso viene il bello!

Umberto Borrelli SV

Ritratto di maria-silvia.bassi

tutti si domandano chi siamo? perchè ci ha appassionano le idee di oscar Giannino? se lo domandano chi non ha mai provato ad aprire un'attività e capire che ci vuole una tonnellata di carta, il bacio in fronte del papa e 6000€ di tasse &C per iniziare solo a provarci, siamo quelli che pensano che in questo momento invece di rivendicare il diritto al lavoro si scervellano, si mettono in gioco e ci provano, non abbiamo garanzie di riuscirci, non abbiamo sindacati a difenderci e se falliamo ci riproviamo fieri di non mollare, e tutto questo lo facciamo per i nostri figli ed è per questo che ci mettiamo la faccia e il cuore! 

Ritratto di Miro Siccardi

Qualcuno si è chiesto come mai a Savona con una sala veramente gremita dei due giornali nella città più letti -per via delle cronache locali- uno ha riservato all'evento un articoletto (La Stampa), davvero contenuto al confronto dello spazio dedicato a Vendola, l'altro (il Secolo XIX) neppure un rigo (perlomeno sull'edizione regionale, non so su quella cittadina).

Chi parla chiaramente snocciolando dati esatti e fatti impeccabilmente documentati da fastidio, da sempre, e sappiamo bene come in Italia i giornali possono sopravvivere solo nella misura in cui accedono a danari pubblici, quindi al controllo dell'establishment.

Dobbiamo quindi ringraziare l'Espresso che perlomeno ha dedicato a Oscar Giannino uno spazio e una visibilità adeguata, peraltro con un articolo sostanzialmente corretto.

Forse il grande Oscar Giannino non ha le physique du role per ricoprire il ruolo di presidente del consiglio ma certamente ciò che stà facendo è epocale. La crisi che viviamo è anzitutto un fatto culturale e i fermenti che FiD inocula nella società sono destinati a "lasciare il segno", e pesantemente. Solo un paio d'anni fa una analoga operazione sarebbe stata bollata come "folclore", snobbata dagli pseudo intellettuali sinistri e guardata con compassione dai tronfi leader del centro  e della destra.

Oggi fa paura e la censura sugli eventi è lì a testimoniarlo. Chi ragiona con la propria testa avverte (con soddisfazione o con fastidio a seconda dei ruoli nella società) l'autentica rivoluzione dei valori in corso, come peraltro storicamente sempre si è verificato nei periodi più travagliati.

Grazie Giannino, devi sapere che in tanti ti siamo grati per ciò che HAI GIA' FATTO per noi (ed è molto) e per quanto ancora riuscirai a fare.

Ritratto di umberto.borrelli

.. e ci siamo chiesti anche tante altre cose, dispiace non avere i media al proprio fianco (o anche contro, anche quella è visibilità) al pari di altre forze politiche ma bisogna anche capire che siamo un animale ancora sconosciuto per i più e probabilmente ci stanno prendendo le misure.

Onore al giornalista de L'Espresso che, tra l'altro, ha riportato i fatti e le dichiarazioni abbastanza fedelmente (c'ero) quando avrebbe potuto tranquillamente travisare oculatamente le dichiarazioni essendo culturalmente posizionato agli antipodi.

Vuole collaborare a Savona?

 

Ritratto di Miro Siccardi

... non credo che a nessuna delle "teste pensanti" (amiche o nemiche che siano) il movimento sia men che ben noto. Vero è che restiamo un "animale sconosciuto" ai più, ai tanti elettori (la maggioranza purtroppo) che vota "di pancia" ed è a loro che bisogna sforzarsi di parlare, proprio perchè maggioranza, con toni un po meno cattedratici e saccenti di quanto pur stimabili e capaci collaboratori di FiD hanno in alcune occasioni fatto.

Personalmente ritengo che Oscar Giannino, da "grande" qual'è, abbia fatto negli ultimi tempi uno sforzo non indifferente in questa direzione (non ho mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente ma lo apprezzo e lo seguo con piacere da ben prima della sua "discesa in politica"). Pur non essendo nel suo DNA parlare "a tutti" a Savona c'è riuscito e anche bene e l'ho davvero molto apprezzato anche per questo.

Non posso aderire al suo invito (comunque grazie per averlo fatto) poiché vivo e lavoro a Imperia. Supponendo che lei sia uno degli organizzatori dell'evento di Savona colgo l'opportunità comunque per ringraziarla davvero per quanto siete riusciti a fare. Il successo dell'evento vi rende onore e vi auguro di cuore che sia solo l'inizio di un percorso positivo.

Ritratto di cristina.olivotto

Scusate ma chi è Manuela Popolizio? E chiede a nome di chi «un approccio meno maschile, si parli anche al cuore e alla pancia, non solo al cervello». "Preoccupati che ... un sovrappiù di economia tenga lontane le donne". Spero che FID continui a parlare al mio cervello in quanto essere pensante e dotata di libero arbitrio, indipendente dal mio genere. Spero in una rettifica.

Ritratto di andrea.soglian

Tanto più che mi pare evidente che quelli che votano "di pancia" siano più maschi che femmine.

Ritratto di Donatella Lauro

Faccio parte anche del Comitato locale di Pisa, siamo una trentina attivissimi, motivati e anche molto arrabbiati... abbiamo organizzato incontri, aperitivi ecc... stiamo coinvolgendo la cittadinanza e nel nostro gruppo ci sono professionisti, commercianti, ingegneri, medici, commercialisti, pensionati, impiegati, insomma la cosiddetta società civile in tutte le sue declinazioni, nessuno con esperienza politica, se non qualcuno che la ha fatta in qualche lista civica e non ha ruoli di coordinamento del comitato come da linee guida.

Questo non è un movimento di professionisti e imprenditori, non facciamoci identificare così, può essere un modo per tagliarci le gambe, invece si sta reggendo sulle gambe di tante e diverse persone e dobbiamo estenderlo a tutti, qualcuno ha detto che è un movimento liberal-popolare e così deve essere.
Solo puntando al merito e tagliando i privilegi della casta, si favorisce chi è più debole e indifeso. Va fatto capire, proviamoci!

Non è facile perchè stiamo cercando di rovesciare un sistema infiltrato in tutte le espressioni della nostra società, ma come tanti, sento l'esigenza di provarci per il futuro di mio figlio

Donatella

Ritratto di resistenzaliberale

Caro Oscar e cari amici di FID, concordo totalmente, però nulla in Italia è possibile fare se non si mettono a fuoco i motivi per cui Berlusconi e il centrodestra non sono riusciti a realizzare le riforme promesse. Troppo semplicistico affermare, come  spesso sento, la causa è il comportamento di Berlusconi, il disimpegno di Casini o il tradimento di Fini o, peggio, i cariche penali di Berlusconi e del suo conflitto di interessi.

Berlusconi e il centrodestra hanno subito la devastante azione di interdizione effettuata dalla vasta area di parassitismo che infetta il sistema Italia, ben oltre la politica, che impregna la burocrazia, la magistratura, organi dello stato, un'infinità di enti inutili e parte della cosiddetta società civile e che ha a disposizione ed usa senza ritegno tutti gli apparati ed organi dello Stato, con il consenso attivo del Presidente della repubblica.

Non capire tutto ciò e non aprire un serio e approfondito dibattito in merito che, a mio avviso, oltre ad attirare consenso e ad essere  motivo di aggregazione con movimenti simili al FID, aiuterebbe moltissimo a non ripetere gli errori passati.

E' determinante la preparazione, la determinazione, la notorietà e il programma che i promotori del FID propongono, ma purtroppo no saranno sufficienti, perchè il vizio che lega i parassiti è ben superiore della virtù di coloro che da sempre in Italia pagano il conto alquanto salato.

Ogni sforzo deve essere fatto per unire le forze di chi propone di spazzare via i parassiti, altrimenti ogni azione sarà vanificata dagli stessi. E' così purtroppo ed è sempre stato così. Non capirlo o, peggio, non volerlo capire porterà a tradire ancora una volta gli italiani. Resistenza Liberale Luciano Sturaro

Ritratto di luigi.desiderato

il sempre osannato - e troppo spesso a vanvera, con atteggiamento comune urticantemente deferente - presidente della repubblica ha una responsabilita' attiva pesantissima nell' avere esercitato e continuamente esercitare tutt' ora un freno a mano sempre tirato al massimo contro il rinnovamento, contro le riforme (lui che la parola riforme la usa un giorno si' e l' altro pure, ma come aria che esce dai polmoni). Ha sempre usato la sua vetusta arte oratoria (Manzoni scriverebbe "fu vera gloria? ai posteri l' ardua sentenza!") per dire una cosa e fare l' esatto contrario. Ha assunto atteggiamenti al limite della costituzione quando firma un decreto e subito dopo spedisce una lettera al premier nella quale contraddice lo spirito del decreto stesso (l' ha fatto anche con Monti). Mi domando: nessuno che abbia mai detto niente? possibile firmare una cosa sulla quale si nutrano legittimissimi dubbi e poi screditarla attraverso prassi di - quanto meno - assoluta mancanza di buon senso (magari prassi lecite, per carita'). Altro: se volesse, potrebbe decimare, anzi lo avrebbe gia' dovuto fare, le inutili pletore di dipendenti del suo palazzo. Un esempio su tutti: i corazzieri. Presenti a centinaia e col solo compito di farsi fotografare dai turisti o di stare immobili dietro al presidente che parla. Non si potrebbero sostituire con statue di cera? 1) sarebbero molto piu' immobili che non in carne ed ossa; 2) costerebbero molto meno; 3) si risparmierebbe il riscaldamento quirinalizio perche' la cera deve stare al freddo e non al caldo; 4) si promuoverebbe l' arte scultorea; ecc. ecc. Ma va anche aggiunto che, dati questi freni, data l' infezione parassita citata nell' articolo, un Berlusconi che si lascia andare ad atteggiamenti, frasi, comportamenti e quant' altro poco consoni alla causa, diventa di per se' motivo piu' che valido per cristallizzare lo stesso liquame parassitario; per dimostrare che allora va bene cosi'. Anzi, certi atteggiamenti sono l' esatto contrario del disinfettante che ci vorrebbe, sarebbe come usare il percolato per disinfettare le ferite aperte. Qui sta il suo totale fallimento: l' inadeguatezza del medico di fronte alla malattia. E, paradossalmente, le incrostazioni parassite hanno trovato nuova linfa e possono solo essere un maggiore ostacolo alla loro rimozione. Purtroppo, concordo con la frase di chiusura: non capirlo sara' l' ennesimo tradimento degli italiani

Ritratto di estanghe
Inviato da estanghe il

Vorrei ringraziarti per come ti spendi e per come sai intepretare le nostre speranze e i nostri umori.

Quando lo riterrai opportuno mandaci un video e facci sapere se hai bisogno di un contributo minimo per ciascun aderente al fine di finanziare le attività del movimento.

Grazie

es

Ritratto di Andrea Sestini

Con questo mio primo commento, saluto tutti e mi complimento per un'iniziativa veramente salutare per l'Italia.

Devo però muovera qualche critica. Mi scuso sin da ora, ma inserirò vari commenti in sequenza, per non postarne uno lunghissimo che poi diventa illegibile.

Inizio da qui. Riempire una sala con 500 o 1000 persone è senza dubbio un successo, ma bisogna poi vedere quali sono gli obiettivi. Se è quello di creare un tink tank, o un movimento di opinione più ampio ok; se invece sono le elezioni e possibilmente una affermazione in queste, allora non ci siamo. Per una serie di motivi: i numeri rimangono pur sempre microscopici, lo strumento è "vecchio", il proporsi ancora di più con la classica malattia italica della convegnite (quattro che parlano dal palco e una platea che ascolta), e soprattutto ha brevissima vita mediatica. In sintesi non si crea "trazione". Si realizza una comunicazione unidirezionale, con una eco limitata e di qualche ora, solo unidirezionale dal palco alla platea. Platea che in larga parte rimane tale, non diventa movimento e veicolo del messaggio. Tantomeno partecipa all'arricchimento dei contenuti.

In definitiva, l'accusa di elitismo è purtroppo giustificata. Sarà sicuramente un'impostazione inconsapevole ma ha preso quella piega.

Il mio consiglio è di espandere quanto prima il sito internet, che è la cosa più semplice e immediata da fare, che può portare risultati concreti e tangibili da subito. Questo sembra veramente venuto fuori da 10 anni fa. La grafica e la comunicazione online contemporanee sono molto diverse e sarebbe utile attrezzarsi. Guardate Grillo, che ha una strategia mediatica vecchia di 5 anni e sembra una portaerei con il suo “blog peschereccio”, se confrontato ai pedalò di siti come questo e di tutti gli altri competitors. E non prendetela come un'offesa per favore. Traete esempio dal sito e dall'organizzazione del piraten partei (mi raccomando quello tedesco non la scialba operazioncina fatta in Italia, che si vede da lontanissimo essere la solita minestra dei soliti attivisti riciclatisi per l'ennesima volta). Basta replicare le best practises in fondo. 

 

Ritratto di Cristiano Cossu

Concordo con Andrea Sestini sul sito web, purtroppo c'è molto da fare. Concordo meno sulla questione degli incontri sul "territorio". E' vero che lo strumento è "vecchio", ma non lo sottovaluterei troppo. Anzi, si dovrebbe prendere esempio dal "format" di Matteo Renzi che in poco tempo ha battuto tutte le province italiane. In questo senso la sua organizzazione che mescola territorio e web in modo molto efficace, sarebbe da prendere come esempio. Certo, ci vogliono soldi, non basta l'energia dei sette fondatori. Pare evidente dalla sua organizzazione e dalle vetrine aperte in varie città che Renzi soldi ne abbia raccolti parecchi, beato lui. Chiedergli come fare, please :) Infine farei un appello ai migliori webdesigner d'Italia che vogliano volontariamente lavorare per la redazione di FiD: cercateli, selezionateli, ci sono in giro dei geniacci che possono dare una sterzata alla comunicazione e ciò sarebbe molto utile e bello.

Ritratto di Andrea Sestini

Ciao Cristiano,

ti rispondo anche se il mio post successivo chiariva meglio il mio pensiero. La mia critica a questi incontri è appunto nel fatto che ci siano solo quelli di questo tipo, o detta meglio che solo questi abbiamo visibilità.

Riguardo alla politica e ai soldi, si questa costa. Organizzare questi "grandi" eventi richiede sforzi e contributi importanti, mentre le vetrine e gli incontri quotidiani devono non solo autofinanziarsi, ma anzi devo essere dei sistemi di raccolta fondi. Per essere presenti in ogni città, servono persone non finanziamenti. Le persone devono raccogliere finanziamenti. Devono "vendere" le loro idee. Parlare chiaro: queste sono le nostre idee, questo vogliamo fare. Condividi? Vuoi che tentiamo di mettere in pratica? Allora per favore contribuisci attivamente. Anche 1 Euro. Bisogna (ri)educare gli Italiani a comprare le buone idee, a finanziare il futuro.

Infine, il sito web. Se accorrono frotte di designer veramente bravi desiderosi di contribuire con la loro opera, ne sarei felicissimo. La realtà probabilmente è che così non è. Un sito web graficamente molto bello, funzionante, efficace non ha grandi costi. Parlo con cognizione, è proprio il mio lavoro. Potrebbero aprire una sottoscrizione direttamente qui sul sito per chiedere contributi alla realizzazione di uno nuovo. Contribuzione ovviamente aperta ad apporti non solo di soldi, ma anche di opere e tempo.

E' molto meglio a mio avviso decidere cosa si vuole, quantificare un budget, e poi pretendere qualità. Il gratis quasi sempre è parente molto stretto della mediocrità. E non puoi nemmeno criticare perchè..... è gratis, cosa pretendi? La qualità ha un costo, è giusto che sia così.

La politica è vocazione, però richiede delle professionalità per essere efficace. Dall'esperienza Americana, è facile imparare che i politici sono circondati da professionisti, che li aiutano a comunicare le loro idee. Le questi supporti sono giudicati utili, non a vincere intendo a realizzare un progetto, è giusto pagarli. Non con soldi pubblici, con i fondi che si è in grado di raccogliere dagli elettori che vogliono contribuire alla realizzazione

 

Ritratto di Cristiano Cossu

Sicuramente è meglio pagare, nessun dubbio! Magari dopo aver scelto il designer con un concorso pulito e trasparente, che a sua volta potrebbe anche rivelarsi un efficace strumento di diffusione delle idee sul merito e sulla concorrenza propagandate da FiD. Ovvio che il paragone con Renzi non regga (pensiamo soltanto al radicamento ed alle strutture di partito presenti in ogni angolo d'Italia) eppure può servire come esempio più completo e organico, ma soprattutto più aggiornato, delle modalità di creazione del consenso. Renzi copia a man bassa dagli States e fa bene, FiD immagino conosca gli States a memoria. Tutto ciò, sempre che i sette fondatori decidano quale forma e quale veste dovrà assumere Fermare il Declino. Come movimento di idee lo trovo rivoluzionario, ora dobbiamo lavorare di più sull'incarnazione :)

Ritratto di Andrea Sestini

 

Ripartendo sempre dagli incontri qui riportati e ricollegandomi al discorso del sito web:

Le iniziative “politiche” devono essere quotidiane, spontanee, altamente visibili e integrate nel corpo sociale della città. Quindi non convegni al “chiuso” in un teatro, dove accorrono persone che probabilmente sono già convinti sostenitori, 1.000 persone della stessa tribù che si danno ragione a vicenda. Men che meno creare sezioni, ancora più chiuse e tristi.

Dovreste invece riunirvi, in piccoli gruppi attivi, in ristoranti, in un bar per un aperitivo, luoghi pubblici e frequentati, 10 o 20 persone “aperte” circondate da altri che sono lì per i fatti loro. Ma questi incontri devono esistere sia nel “territorio” e allo stesso tempo online. C'è una grande differenza fra riunirsi per un aperitivo-incontro di cui sono a conoscienza solo i partecipanti, o: - creare e convocare l'avvenimento tramite meetup, facebook etc, in modo da aggregare partecipanti e creare temi di conversazione; successivamente mostrarne il resoconto, testimoniare con foto e immagini; mostrare risultati, anche piccoli, conseguiti. In questo modo l'incontro ha una durata e una visibilità di settimane, è aperto a tutti. Aggregate tutti i piccoli e grandi incontri in una sezione in modo da moltiplicare la visibilità, mettere in contatto i gruppi, non solo tramite i vari promotori. Il concetto di community è molto più potente di quanto possa apparire.

Quando vi incotrate, fate vedere che state facendo politica attiva, cercate di coinvolgere nella discussione, fatevi prendere in giro da chi non è daccordo senza paura e ridete con loro (Giannetto docet). Fate vedere che a fine incontro si mette mano al portafogli e si raccolgono fondi, anche pochi euro, e chiedeteli a tutti quelli che guardano e sorridono, senza vergogna. Se qualcuno avesse poi anche un tablet per registrare online immediatamente tutte le contribuzioni , i donatori e inserire i dati di chi rivece materialmente facendosi responsabile, sarebbe anche meglio. Fate vedere che le cene ve le pagate da soli. Importate il concetto di cena elettorare, dove chi va paga, in contrapposizione alle cene politiche italiane, dove i commensali mangiano con soldi pubblici.

Ritratto di andrea.soglian

...io certamente non ho aderito a FiD perchè desideroso di semplificare la mia esistenza competitiva. 

L'ho fatto perchè nessun altro mi ha detto come pensa di risolvere i problemi del Paese (in primis il debito pubblico e la mancanza di crescita) oppure, se anche ha dato qualche ricetta, non mi ha detto dove pensa di trovare i soldi per gli ingredienti.

Io ho aderito a FiD perchè vorrei che mio figlio, che già si porta la carta igienica a scuola, non trovasse un giorno la porta chiusa per fallimento nonostante le astronomiche (almeno per me) tasse che pago.

Ho aderito perchè vorrei che burocrati che lavorano sicuramente meno di me e guadagnano 5 volte tanto (ed io non faccio la fame) non si mangiassero, annaffiandolo di champagne, il futuro della mia Italia.

Ieri ho avuto la mia piccola soddisfazione: finalmente ho trovato nella lista degli aderenti il nome di un amico al quale avevo parlato di noi!

Ritratto di Andrea Sestini

 

Vorrei dire che diffido di tutti questi avvocati e commercialisti. Non è strano che ve ne siamo così tanti, rappresentano quello che l'Italia è in questo momento, una società con un numero troppo alto di figure che vivono di servizi spesso improduttivi però obbligatori, imposti su quelli che creano valore e che sono in costante riduzione.

In questo caso sarei piuttosto drastico: chiederei loro cosa pensano degli albi, degli ordini e delle corporazioni varie. Qualsiasi risposta che sia più lunga della sola parola “abolizione” per me è motivo sufficiente per non affidare cariche, e come semplici sostenitori li vedrei anche con qualche sospetto. Li aspetterei sempre alla prova dei fatti, hanno da dimostrare più degli altri.

Liberismo qualcosa dovrà pur significare, non si può esserne accessi sostenitori e al tempo stesso difensori degli ordini. Non è logico né possibile.

Ritratto di Natascia Finotto
Inviato da Natascia Finotto (non verificato) il

Questo è il mio imperativo categorico da tempo: lo dico da avvocato.

Credetemi, non servono a nulla: per proteggere gli utenti sono sufficienti altri strumenti. Gli ordini e gli albi servono solo a proteggere gli iscritti

Ritratto di Andrea Sestini

 

Manuela Popolizio sarà anche esperta di cominicazione, ma il linguaggio utilizzato non è proprio una scelta molto felice. Io leggo quasi solo di economia, perchè mi interessa e mi appassiona. Ma non tutti sono così, non devono nemmeno esserlo. Oltretutto in parlamento bisogna votare anche su molte altre cose, non è che ci si astiene su tutto ciò che non sia strettamente economico. Spiegare come la pensate sugli altri argomenti è un dovere. Questo poi darebbe l'occasione di dimostrare come il liberismo è anche un modo di concepire le libertà personali non solo in campo economico.

 

Ampliate le tematiche quindi, ognuna con una sua area dedicata nel sito, e attraverso queste offrite una visione della società.

 

Riporto da un blog:

http://www.keinpfusch.net/2012/11/felicita-e-coazioni.html#more

http://www.keinpfusch.net/2012/11/oh-yes-gangnam.html#more

il punto centrale, e non potrei essere più daccordo con questa sua affermazione: “L'unica cosa rivoluzionaria oggi e' la FELICITA'.”

questo spunto sulla felicità è molto interessante, un punto di vista di un Italiano che dalla Germania è in grado di confrontare e valutare aspetti che spesso dall'interno non è possiblie cogliere. L'autore è tutto fuorchè liberale, disprezza i liberisti, ma la sua riflessione per paradosso ne rappresenta un distillato inconsapevole e prezioso.

Inoltre è facilmente ricollegabile al concetto di felicità della Costituzione Americana e a come esso rappresenti un elemento fondante del successo di quel paese.

Inaugurate una sezione dedicata alla felicità. Aprirebbe nuove tematiche, si potrebbero portare elementi correlati alla vita quotidiana, avviare un dialogo ampio ed autogestito dai sostenitori e dai semplici curiosi, senza mete definite. Le emozioni sono importanti, il “coinvolgimento è coinvolgente”.

Ancora, prendete esempio e capovolgete l'esperienza M5S, loro si fondano ed alimentano la rabbia, il risentimento. Voi invece coltivate la felicità, che è molto più potente e duratura. Invece che andare contro, proponetevi per.

Usate le immagini valgono più di mille parole, lasciate libertà di postare e condividere.

Ritratto di Andrea Sestini

 

Rubate un'espressione conosciuta dell'immaginario concorrente, così da generare grande visibilità, prendetela in giro senza astio, e cogliete l'occasione per portare all'attenzione delle best practise. Esempi reali di cose che funzionano.

Certo che un altro Mondo è possibile, e non bisogna sognarlo, perchè è reale!

http://www.baltic-course.com/eng/legislation/?doc=65983

nell'altro Mondo, comunicare che il numero di dipendenti pubblici è calato del 10% è motivo di vanto, non cosa di cui dolersi. Non è riportato nell'articolo, ma lo aggiungo io: è interessante notare come in quel lasso di tempo la disoccupazione è contemporaneamente diminuta!

Date una maggiore, molto maggiore, importanza alle immagini. Il sito non può essere una rassegna stampa. Sul web anche i libri seriosi hanno bisogno delle figure. Portano colore, partecipazione, coinvolgono la gente, generano trazioni, contagio. E' possibile veicolare il messagio con più efficienza su dispositivi mobili.

Volete un altro esempio di un altro Mondo è possibile, liberista, in una sola immagine? Eccola

http://www.baltic-course.com/eng/transport/?doc=20675

ignorate l'articolo. Una foto = liberalizzazione dei taxi. Riga, 4 taxi di 4 colori diversi, ognuno con prezzi e servizi diversi e trasparenti, riportati esternamente sulle portiere. Il regolatore deve imporre trasparenza e correttezza (fairness), e astenersi da tutto il resto. 

 

Per oggi basta, altrimenti passo per un troll e uno spammatore, ma ce ne sarebbero di cose da dire e fare!

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

ho sempre ben presente un insegnamento di un mio amico professore a Madrid che una volta mi disse: "Se qualcuno dell'apparato ti loda o ti da un premio chiediti subito: cosa ho fatto di male?" Queste lodi di un debenedettiano doc (una categoria con grosse responsabilità del declino) dovrebbero far chiedere a Giannino: cosa ho fatto di male? Io penso che il male sia il pericolo che lui costituisce per la beneamata categoria (di cui i debenedettiani e il corriere della sera fanno parte) che fa soldi con il declino.  Una delle caratterisitiche di FilD è la non colorazione partitica. Uno zerbinato  endorsement da parte de L'Espresso fa pensare il contrario al distratto lettore.

A proposito di rotture con il passato, io direi che oltre che gli altri, sia necessario avere rotture con il passato anche da parte di nostri. A me piace poco che alcuni siano troppo vicini ad apparati partitocratici o di forte sostegno partitocratico, tipo le "creature" debenedettiane, la tessera n.1 del PD. Gradirei molto una rottura netta con il passato. Per la persona può essere una perdita di reddito, ma quel costo è il prezzo della libertà.

 

p.s. Domanda: chi ha scritto "Ma serve davvero questa TAV"? Risposta: Roberto di Caro e Claudio Lindner - Luglio 2011

Ritratto di michele.parodi

@franco.maloberti

Rispetto la Sua opinione sul contenuto dell'articolo, ma non la condivido.

Mi sembra viziata da pregiudizio e da eccesso dietrologico, mi fa venire in mente la risposta di Flaiano a Mc Luhan: "il medium è il messaggio? Se abbiamo ben capito professore, è inutile aprire le lettere, è il postino che dobbiamo leggere". 

Ero presente a Savona, ho visto lavorare il giornalista, che ha intervistato una quindicina di aderenti a FiD, ha preso appunti con pazienza e scrupolo, mi è sembrato serio professionista. Ha chiesto a tutti il numero di cellulare per eventuali chiarimenti.  

Non mi sembra uno "zerbinato endorsement", piuttosto una descrizione di ciò che è successo venerdì scorso a Savona.

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

Che a Savona ci fosse un pubblico entusiasta non lo metto in dubbio. Giannino è molto bravo. Quello che mi insospettisce è il totale endorsement, solo condito dalla giacca a pois blu elettrico.   Il giornalista sarà anche bravo ma io, avendo fatto il correttore di bozze, ne ho visti tanti di gornalisti ... Dietrologia? Non lo so. Io cerco sempre di non farmi abbagliare  e di vedere al di la delle prime apparenze. Chi gioca a scacchi vince perchè capisce la strategia del contendente e fa un uso accurato dei pedoni, dei cavalli e, man mano, dei pezzi più di valore.

Ritratto di tommaso.masi

Michele, non meravilgiarti delle posizioni di Franco. Ha una pregiudiziale negativa talmente forte verso la sinistra, che critica Zingales per aver esposto il suo pensiero sul Fatto Quotidiano!

Ritratto di michele.parodi

Io credo che per un movimento neonato l'attenzione della stampa sia utile, specie se benevola e non proveniente dal periodico dei reduci delle SS o del partito comunista nord coreano.

Le partite a scacchi iniziano a parità di pezzi, converrà che la condizione di partenza di FiD è svantaggiosa; quindi meglio che se ne parli, ottimo che se ne parli bene da ogni tribuna ascoltata o udibile.

E' chiaro che mi porrei qualche domanda se l'ing. De Benedetti aggiungesse alla tessera numero 1 del PD la tessera numero 0 di FiD, ma credo che tra un articolo simpatizzante e fedele ai fatti  e il rischio contagio la differenza non sia sottile.

Altrimenti duri e puri e nostalgici del partito d'azione.

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

Se la linea guida della stampa “dominante”: Gruppo l’Espresso, RCS, La Stampa, Il Giornale, Il Tempo, eccetera, fosse stata il fermare il declino allora, non saremmo qui a cercare di fermare il declino. Non a caso si parla di quarto potere e questo è stato (ed è) usato in maniera impropria ed ha favorito il declino portando benefici a gruppi di potere parassitario. Alla stampa poi da manforte la televisione con tecniche grossolane d’indirizzamento verso la sinistra (e grandi stipendi per i tribuni), (rai 2 e 3, La 7 di proprietà Telecom) e di instupidimento (Mediaset) del popolo.

La situazione, tranquilla fino a poco tempo fa, è stata turbata dalla crisi del mercato finanziario, principalmente dovuta a due effetti, la notevole velocità nelle transazioni che causa instabilità al sistema e la aumentata golosità degli speculatori. Le turbolenze sociali causate dall’economia degenere e da dei banchieri troppo avidi sono evidenti e il mettere un “economista” amico e un banchiere (ex collaboratore di De Benedetti) a svolgere un ruolo stabilizzante non produce risultati e, di conseguenza, cresce la protesta.

Esistono due ulteriori modi per imbrigliare la protesta: creare movimenti fasulli che portano al nulla (tipo quello di Luca Cordero) o favorire movimenti di protesta ma con poco cervello (tipo i movimenti giovanili o quello senile di Grillo). Il movimento Fermare il Declino non appartiene (e non vorrebbe appartenere) alle due categorie dato che vuole dare risposte a “customer values” reali.

Il rischio è allora simile a quello illustrato da Clayton Chrestensen nel suo libro che parla di Disruptive Technologies. Chi vende tecnologie vecchie che rispondono a necessità obsolete e vede il pericolo, deve contrastare il rischio imminente cercando di frenare l’emergere di nuovi “values” e di acquisire sul nascere aziende che sviluppano “distruptive technologies”. Qualcosa di simile si può estrapolare …

Io personalmente non credo in una catarsi di chi ha causato il declino. In questo caso bisogna pensare a reazioni a difesa del sistema in declino.

Ritratto di michele.parodi

Analisi interessantissima, ma senza scomodare Lyotard e Prigogine e un poco più praticamente direi che abbiamo bisogno della diffusione di una ideologia o narrazione catalizzatrice e che in questo momento e' più importante che la narrazione sia ascoltata piuttosto che sia diffusa da pulpito immacolato. Non confondiamo la tattica con la grande strategia. Detto senza malizia, oggi preferisco un articolo su L'espresso piuttosto che un post su L'occidentale

 

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

Non usiamo la parola ideologia, per favore. Abbiamo piuttosto bisogno di liberare le menti dalla confusione ideologica che crea conflittualità e far capire quali sono i “valori” utili a costruire un paese moderno e competitivo. Tra questi, molto importante, è la coesione e solidarietà sociale (che non deve derivare dal buon cuore ma dal sapere che il benessere degli altri non è vantaggio per tutti ma è principalmente vantaggio per se stesso) e la consapevolezza del ruolo che ognuno deve svolgere.

 Un articolo su L'Espresso segue una strategia che è, ritengo, distruzionista (azioni non concordate determinate da un coacervo di interessi, anche apparentemente conflittuali). Un mio post su L’occidentale o da qualsiasi altra parte segue una mia visione e “dream” che cerco di tenere immune da condizionamenti di parte. 

A proposito, grazie dei nomi di pensatori antichi, che non conoscevo. Io ho fatto l'istituto tecnico industriale  e, dopo la laurea, con lode a luglio del quarto anno di Fisica, ottenuta con un qualche sacrificio, leggo di elettronica e, per diletto, di management e questioni associate. 

Ritratto di michele.parodi

Se si interessa di management o scienze strategiche conoscerà J. Boyd, il suo ciclo OODA e l'attenzione all'ideologia, intesa come messaggio e nucleo propulsore di ogni iniziativa pianificatarispetto ad un obiettivo.

Sono compiaciuto dal fatto che i miei commenti l'abbiano stimolata.

Quanto al resto, francamente stiamo parlando di un articolo di due pagine su L'Espresso, mi sembra eccesso d'analisi

buon week end

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

Certo Osservare, Orientare, Decidere, Agire. Appunto, io osservo, vedo il tentativo (pericoloso) di disorientazione decido e agisco per riportare l'orientazione nella direzione corretta. Tutto questo anche se si tratta di un articolo di due pagine su L'Espresso.

Grazie dei commenti, molto utili!

Ritratto di Antona Vincenzo

Cari Amici, finalmente qualche confronto sulle idee e sui comportamenti. Certamente in momenti come quello attuale essere "assordati dalla sirene" e' molto facile. Fermare il Declino potrebbe essere terreno fertile anche per scopi che esulano dal nostro modo di pensare.
Nella mia vita, da dipendente prima, da operatore della Protezione Civile (Ministero dell'Interno) e da imprenditore in piu' settori (attualmente), ogni volta che devo prendere decisioni e confrontarmi con altri penso sempre a cosa mi diceva il mio vecchio.
"QUANDO IL DIAVOLO ACCAREZZA VUOLE L'ANIMA".
Non mi sono trovato poi tanto male...

Ritratto di giovanni.paolicchi

Quando si legge un articolo, con attenzione e con interesse, rimane di solito nella mente un'idea o meglio rimane una sensazione sulla lettura. La sensazione che mi è rimasta dell'articolo è  " Un bel giorno...Tanta Bella Gente, Industriali,  Alta Borghesia, Elite Affermata di Professionisti, Professori Universitari, Avvocati, Commercialisti ecc. decide di impegnarsi in politica per Fermare il Declino di uno Stato Past-due e riempie le sale dove si esibiscono nuovi originali Istrioni ".   

Non è così,! La coscienza del Giornalista  De Caro nel chiedere  anche informazioni puntuali è ammirabile e non c'è dubbio sulla sua professionalità e sullo stile. Ma credo che la maggioranza degli aderenti sia prima di tutto Gente di Buon Senso!  E buon senso oggi è comprendere che non si può più andare avanti così! Non si può più concedere ancora fiducia ad un apparato che di giorno in giorno va deteriorandosi! Ad un apparato che riduce la gente  in  povertà, dove trovi gli stessi nomi e loro parenti e clienti, da trent'anni in tutti i posti chiave, nel pubblico, nella politica, nelle banche, nelle assicurazioni, nelle fondazioni e chi più ne ha...

Tra gli aderenti come già detto da Maurizio Graia, ci sono anche lavoratori dipendenti, pensionati, disoccupati, casalinghe, tanti studenti e naturalmente tanti Aderenti più preparati e competenti che fanno la fortuna del movimento e che potrebbero benissimo rappresentare la classe dirigente di una nuova realtà nazionale, dove prevalga il merito, la concorrenza nel mercato, la giustizia. Perchè questa folla di buon senso ha aderito?   Perché questo Movimento è l'unico che nel suo programma vuole costruire cambiando! Vuole costruire l'equità promessa e non perseguita, vuole ricostruire il sistema giustizia,  vuole ricostruire il sistema economico e fiscale ecc. con la consapevolezza che  la risorsa umana è fondamentale per il cambiamento e con la consapevolezza che le risorse umane fino ad oggi impegnate nella politica e nella governance nazionale, regionale e comunale, tranne poche eccezioni, hanno rappresentato le peggiocrazia.

Oggi  la crescita di questo movimento è graduale,  ma costante, diamo credito alla gente di buon senso. 

  

 

Ritratto di luigi.desiderato

sono d' accordo, ma aggiungo solamente che, per fare un esempio, un imprenditore o un professionista faceva comunque sempre politica, ma in modo diverso: le decisioni di un imprenditore si riversano da sempre sull' azienda che e' poi quella cosa fatta di persone che lavorano assieme, cioe' collaborano per un risultato. E alla fine anche sulla societa'. Oggi pero' quelle persone hanno deciso di cambiare il loro modo di fare politica: mentre prima,  fermandosi ai confini della propria azienda / studio, delegavano una pletora di persone che hanno dimostrato di essere degli inetti - quando va bene - (cioe' i peggiocrati), vogliono uscire dai confini e sulla base della loro conoscenza del mondo, dare un contributo. E la prima cosa che pensano di metterci dentro e' appunto il buon senso.

Ritratto di Luigi Adriano
Inviato da Luigi Adriano (non verificato) il

Intendo cancellarmi,ma non riesco.Prego volere procedere con la massima urgenza. Grazie

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