Fare per Fermare il Declino

Dobbiamo fermare il declino italiano, di cui la crisi finanziaria è solo un’aggravante

Otto buone ragioni contro la Tobin Tax all’italiana

Pubblicato: Mar, 23/10/2012 - 09:15  •  da: Oscar Giannino

Da Chicago-blog, 22/10/2012

Otto buone ragioni contro la Tobin Tax all’italiana istituita dal governo Monti. La tassa sulle transazioni finanziarie è un mantra invocato sia storicamente dalla sinistra sia da tanti in buona fede, contro i tanto deprecati eccessi della finanza a scapito dell’economia reale. Vediamo perché a mio modo di vedere la tassa istituita dal governo Monti è sbagliata, e avrà effetti negativi dovuti a come è stata congegnata.

Primo, esporta flussi finanziari. Da sempre è noto, e più volte è stato ammesso anche dal suo ideatore, che in mercati aperti e globalizzati dei capitali una tassazione sulle operazioni finanziarie o è condivisa e analoga tra le maggiori aree finanziarie mondiali, oppure semplicemente si riduce in un arbitraggio da parte del mercato. Cioè nel fatto che chiunque può veste od effettua le operazioni o su piattaforme del tutto non regolamentate o semplicemente su mercati diversi da quelli che hanno istituito la tassa. E’ un effetto negativo che la stessa relazione tecnica annessa al provvedimento varato dal governo non solo riconosce, ma lo cifra in una – spaventosa – riduzione del 30% per quanto riguarda il mercato azionario italiano, e dell’80% addirittura del valore nozionale del mercato dei derivati.

Secondo, non è nemmeno europea. Nella grande contesa europea, sono solo 11 i paesi che dichiarano di adottarla. Naturalmente Regno Unito escluso, che per l’importanza della sua piazza finanziaria giustamente pensa di lucrare dalla inettitudine dei tassatori. In più, neanche negli 11 euromembri il modello dell’imposta è unico: come al solito ciascuno fa come crede a casa sua. Risultato: alla delocalizzazione finanziaria dall’Italia extra Ue, si aggiungerà quella intra-Ue.

Terzo, non colpisce neanche in maniera omologa la cosiddetta speculazione (che poi tale non è, ma lasciamo perdere). Poiché la norma varata dalla Commisisone europea lasciava fuori la tassazione delle operazioni intra day, cioè il criticatissimo high frequancy trading come ogni singolo broker. Al contrario il testo italiano le comprende. E anche qui in maniera disomogenea, visto che i francesi vogliono tassare il saldo quotidiano delle operazioni intra day, mentre noi procediamo con una tassazione del 5 per mille su ogni singola operazione.

Quarto, è asimmetrica a vantaggio dello Stato. Naturalmente, le operazioni sui titoli pubblici italiani ed europei sono escluse dalla tassazione, il più indebitato di tutti è colui che fa le leggi e come al solito in Italia le usa a suo esclusivo vantaggio.

Quinto, sbaglia di grosso sui derivati. Al di là del complesso discorso sulla diversa natura dei derivati e sulla loro funzione positiva – ad alcune condizioni – di essere strumenti che “spalmano” il rischio, cioè che dovrebbe contare è il netto delle operazioni in derivati, di copertura e controcopertura, non il valore nozionale, come si sceglie di fare in Italia per accrescere il gettito. Le stime del mercato dei derivati – in Italia come in ogni Paese – sono aperte a forbice, Assosim per esempio ne propone una nel 2011 tre volte superiore agli 8.546 miliardi stimati dalla relazione tecnica governativa.

Sesto, in questo modo si produce disoccupazione. Se fondata la stima del governo, di un calo del 30% del mercato azionario e dell’80% del mercato dei derivati (a vantaggio di altri mercati), ovvio che per SIM e intermediari italiani si porrà il problema di buttare un bel po’ di gente per strada. Evviva!

Settimo, a pagare saranno soprattutto i piccoli risparmiatori. Ogni mutuatario immobiliare che abbia un contratto con copertura del rischio tassi, è legato a uno o più derivati di copertura. Ergo pagherà la sovracommisisone fiscale della Tobin Tax all’italiana. Non c’è praticamente risparmiatore che dia in gestito o amministrato a un intermediario italiano,  che ne possa essere esente.

Ottavo, spinge le operazioni verso le piattaforme non regolamentate. E’ un fenomeno già in corso, per effetto della perversa ipertassazione italiana, poiché molti dimenticano che in Italia siamo saliti al 20% di aliquota sui dividendi con imposta patrimoniale sul conto-titoli. La Consob per la prima volta ha diffuso in forma aggregata le segnalazioni sugli scambi anche fuori mercato (Otc), provenienti dal sistema di transaction report costituito tra le autorità del Continente. Nel secondo trimestre 2012 i controvalori degli scambi azionari sulle società quotate italiane avvenuti nei circuiti Otc (209 miliardi di euro) hanno superato i volumi delle piattaforme regolamentate (154 miliardi). Con la Tobin all’italiana, si incentiva lo shadow trading, invece di contrastarlo. Tanto più che, nel testo governativo, la nuova imposta ha la stessa aliquota per le negoziazioni che avvengono in mercati regolamentati ed in circuiti Otc (senza dunque penalizzarle).

Mi pare che possa bastare, al momento almeno, per sostenere che la Tobin all’italiana è una pessima fesseria.

Commenti

Ritratto di valerio.lucchinetti

E' l'ennesima tassa idiota che spingerà ancora più soldi fuori dalle nostre frontiere e fuori dalle nostre banche, con gettiti effettivi largamente inferiori alle attese. Passi ancora per le azioni (UK e Svizzera hanno anche loro i loro prelievi) ma per le obbligazioni corporate e i derivati è demenziale, a meno che l'intenzione reale sia di distruggerne completamente i mercati. Chi fa trading online seriamente lascerà Fineco e andrà da Schwab. Molte SIM e SGR che già oggi stanno in piedi per scommessa chiuderanno del tutto, con buona pace della concorrenza. Oggi è possibile l'esportazione legale di capitali e se vanno a razzo. Un domani chissà, verranno fuori le liste di proscrizione.

Ma sino a quando la cultura prevalente pensa che chi lavora sui mercati dei capitali sia un nullafacente (o peggio, un ladro) e che la colpa degli spread a 500 o delle UniCredit a 3.50 appartenga  a speculatori e vili ribassisti penso che saranno più i sostenitori che i detrattori di questa tassa.

 

Ritratto di vito.semeraro

ORMAI SIAMO ALLA BARZELLETTA, UN GOVERNO CHE SI MUOVE SECONDO LA LOGICA DEL DECRETO SPOT, ABBASSA LE TASSE, CASTIGA I POSSESSORI DI BARCHE E AUTO DI LUSSO, TASSA LE OPERAZIONI FINANZIARE. LA REALIZZAZIONE DEL LIBRO DEI SOGNI DI OGNI COMUNISTA VERO DELLA PEGGIOR TRADIZIONE. IL PROBLEMA E' CHE IL COMUNISMO E NAUFRAGATO NEL SECOLO SCORSO PRODUCENDO QUEL MOSTRO CHE E' LA CINA, UN MOSTRO A DUE TESTE NEL QUALE  IN POCHI ANNI SI  SONO FUSI I PEGGIORI ASPETTI DELLA IDEOLOGIA COMUNISTA E CAPITALISTA CHE IN NOME DEL PIL HA FATTO REGREDIRE IL MONDO IN UN SOLO COLPO  DI 100 ANNI. LE CONQUISTE IN MATERIA DI CONDIZIONI DI LAVORO COSTATE UN SECOLO DI LOTTE SANGUINOSE CANCELLATE IN UN SOL COLPO. NEI PAESI CON PIL A DUE CIFRE E FACILE IMBATTERSI IN STORIE DI LAVORO CHE ASSOMIGLIANO A QUELLE DESCRITTE DA DICKENS E VERGA RIFERITE ALLA FINE DEL 1800, QUESTA E LA VERA TRAGEDIA. IL MONDO E' CAMBIATO IN PEGGIO E' QUALCUNO FA FINTA DI NULLA. L'OBSOLECENZA PROGRAMMATA DEI PRODOTTI CHE E' IL VERO MOTORE SEGRETO DELLA NOSTRA SOCIETA' DI CONSUMO CI STA PORTANDO A BRUCIARE IMMENSE RISORSE E PRODURRE MONTAGNE DI RIFIUTI, E QUESTO E IL MONDO CHE STIAMO COSTRUENDO PER I NOSTRI FIGLI?

Ritratto di fabrizio.faraco

All'incontro di Sabato 20 lei (o Zingales) ha detto "le tasse sono sempre depressive, ma quelle sbagliate sono semplicemnte dannose". Credo basti questo!

Ritratto di gimarengo
Inviato da gimarengo il

 

Come si può pensare che il chiarissimo prof. Monti non capisca tutto ciò?  Io non ci credo, è persona di cultura economico-finanziaria indiscutibile. Inoltre tempo addietro, proprio alla luce di quanto esposto, si era detto contrario a tale imposta. Lascio a voi la logica deduzione...La mia? MALAFEDE! ma io... sono un trader e, quindi, assolutamente di parte.

Ritratto di franco.maloberti
Inviato da franco.maloberti (non verificato) il

Tempo fa scrissi a proposto di un fenomeno rimasto a lungo nell’ombra: il distruzionismo. Ci sono persone o entità che, operano in maniera inconsciamente coordinata per danneggiare la società in cui vivono, essendo mossi da disparati obiettivi anche contrapposti. Le motivazioni del distruzionista possono essere ideologiche o religiose, di ricerca di vantaggi tribali o transnazionali, desiderio di denaro e potere. Il distruzionismo è un processo, non un piano preordinato ... Fantasie? Probablimente.

Ma se è vero quello che dice Giannino che la decisione produce guasti e chi prende la decisione lo sa (o lo deve sapere) allora?

Ritratto di luigi.desiderato

Eh no, io non credo proprio che sia malafede, ma piu' semplicemente molto peggio: presunzione. La malafede presuppone una volonta' di fare del male; la presunzione invece realizza il male lasciando in chi lo compie l' assoluta convinzione di fare molto di piu' del bene. Del resto, tutto cio' che e' stato detto circa le auto di lusso, le barche, gli aerei cosa ha prodotto? danni, danni e solo danni che anche un semplice ragioniere (con rispetto parlando, visto che uno dei miei soci tale e' e pure un aderente a FID) avrebbe non evidenziato dopo, ma intuito prima. E quando ci sara' una banalissima presa d' atto di fronte ai numeri (che inchiodano) delle assurdita' perpetrate? Proprio per presunzione, temo mai. Il sentimento roobinhoodiano di togliere ai ricchi per dare ai poveri e' quanto di piu irrealizzabile possa esistere: infatti, Robin Hood e' una favola. Occorre fare un bel bagno di buon senso ed osservare che il modo migliore per togliere ai ricchi e dare ai poveri non sono le tasse, ma far loro spendere i loro denari. Se poi siamo cosi' stolti che questi pochi ricchi li facciamo anche scappare regalandoli agli altri, beh: sara' forse solo malafede? temo purtroppo di no... appunto!

Ritratto di super1341
Inviato da super1341 (non verificato) il

Finalmente un personaggio autorevole che si espone contro una tassa iniqua ed idiota, che tralatro creerà ulteriore disoccupazione e non raggiungerà minimamente gli obiettivi di gettito previsti nella relazione tecnica.

Altro macroscopico esempio dell'inettitudine e dell'ignoranza (o malafede) dei nostri governanti: prevedo un esito simile a quello sulle imbarcazioni di lusso di quest'estate.

Mi auguro che con la sua visibilità sui media possa perorare con forza le sue idee, che sono anche le mie.

Grazie.

Ritratto di Mauro Novelli

....su un "argomento" planetario, poi...

Qualche domanda.

1) Per valutarne gli effetti in corpore vili, tutto dipenderà dall'elasticità di domanda e offerta rispetto alla nuova tassazione: i gestori saranno in grado di scaricarne tutti gli effetti sulla clientela? In tal caso, i clienti accetteranno l'aumento di costo? Non lo accetteranno? I gestori si accolleranno il balzello accettando una pari diminuzione delle commissioni applicate? Ci sarà un mix?

2) La tassazione per operazione potrebbe creare problemi di riservatezza?

3) Che effetto avrà l'aumento di domanda di servizi finanziari che Londra si troverà ad affrontare? I gestori della City aumenteranno prezzi e commissioni?

 

 

 

Ritratto di valerio.lucchinetti

1) Sì, il costo sarà scaricato tutto sulla clientela. I clienti ci potranno fare ben poco, eccetto emigrare. Circa le commissioni applicate per quanto riguarda commissioni di gestione pensò cambierà ben poco. Per quanto riguarda le commissioni di intermediazione in campo azionario le commissioni sono oggi molto basse per cui l'impatto potrà essere significativo solo per quelle linee di gestione use a girare molto frequentemente il portafoglio azionario; queste linee, di solito gestite su base quantitativa, non sono però poche. Ancora colpiti in modo significativo sono ovviamente i traders che comprano e vendono volumi anche elevati con margini ridottissimi: questa è un'altra categoria che dovrà ovviamente ripensare la propria collocazione. Per quanto riguarda le transazioni in obbligazioni invece la cosa è rilevante, vivendo in un mondo di rendimenti in genere bassissimi. Questa è una PERLA vera. Ovviamente i titoli di stato sono esenti per cui questo genererà un ulteriore effetto di spiazzamento. Per quanto riguarda i derivati, infine, e mi riferisco essenzialmente a futures e (se vi sono soggetti) contratti a termine su divise il trading normale (che ricordiamolo, garantisce anche la liquidità dei mercati) ne esce devastato. Qualcuno però pensa che ciò sia un bene....

2) No

3) Possibile, anche se non probabile. Comunque Londra o la Svizzera non sono affatto il posto migliore del mondo per comprare o vendere azioni...

In generale questo tipo di tassa è letale per coloro che fanno trading professionale o semi-professionale. In tal senso diminuirà (Coeteris paribus) i volumi scambiati su alcuni mercati, come presumibilmente la Borsa di Milano, frequentata molto da noi indigeni, a favore di piattaforme offshore o comunque non soggette. Questo peraltro accade in un momento in cui i volumi sui mercati azionari si sono ridotti in maniera estremamente significativa: i volumi giornalieri sulle borse USA sono oggi pari circa a metà di quelli prevalenti un anno fa. E che di questi volumi più della metà è fatta dai cosiddetti HFT (high-frequency-traders) menzionati da Giannino che con questo tipo di tasse chiudono. In Europa in genere la situazione è un po' diversa ma la scarsità dei volumi esiste anche qui.

Per così dire hanno gettato una coperta di lana su un fuocherello ???

Ritratto di Ri_stagno
Inviato da Ri_stagno il

"Veste"???!!!! Giannino, troppo inglese fa male. Tra un po' gli inadeguati diventeranno adeguati, o forse è già successo? E gli inagibili? E gli imperdibili? L'Italiano è una lingua seria.

Il punto 6 è scarso: se son bravi si mettono in proprio, nel caso contrario è in contraddizione con se stesso.

Ha dimenticato il fatto che la Tobin Tax farà svalutare l'Euro e quindi ci aggiusta un po' e temporaneamente il nostro "problemino". Se è una fesseria, è una fesseria utile a reggere l'urto con la Cina.

Ritratto di Dino Mandirola

C’è un  punto che mi pesa sullo stomaco , come un macigno e che nei vari dibattiti televisivi viene regolarmente ignorato. Si tratta di una studio fatto ,tempo fa dalla Cgia di Mestre, dal quale emerge che il differenziale di efficienza tra la nostra burocrazia e quella tedesca, ci penalizzerebbe di ben 75 miliardi l’anno. Se questi dati sono veri, e non ho motivo di dubitarne,visto che non sono mai stati smentiti, perché queste persone “perbene e preparate”, dei nostri amministratori pubblici, anziché pensare alla Tobin tax, non si danno da fare  ad annullare, quel gap che ci consentirebbe, da solo, di ridurre il nostro debito pubblico, in una decina di anni , del 40% e con la privatizzazione del patrimonio pubblico immobiliare di portarlo addirittura vicino allo zero? Gradirei molto un giudizio su tale argomento, dalla redazione di “Fermare il declino”. Grazie.

Ritratto di pfrigo
Inviato da pfrigo il

Qualche furbo potrebbe fare una bella norma che prevede la Tobin tax, prevedere grandi entrate e con quelle finanziare chissà che cosa .. (magari le proprie tasche o quelle degli amici....) . Potrebbe pavoneggiarsi un pò da novello Robin Hood. Peccato che quei soldi non entreranno mai e il nostro debito aumenterà ancora. 

Gli allochi voteranno . E i nostri figli se ne andranno all'estero per campare , come mio nonno che è andato in Canada.La strada è già aperta.

Buon lavoro.

 

Ritratto di Furetto
Inviato da Furetto il

Ad ascoltare Oscar c'è sempre da imparare qualcosa di interessante.

Sulle prime, prima che la introducesse Monti, ero favorevole alla Tobin tax, l'unica riserva che avevo era che dovesse essere generalizzata su scala mondiale, però mi ero anche detto che se si fosse introdotta in Europa gli altri, probabilmente, sarebbero seguiti a ruota.

Ma ho scoperto cose che ignoravo, come quella al punto sette (di cui hanno parlato anche a Ballarò ieri), e non avevo idea che colpisse anche i derivati sottoscritti per la copertura del rischio di cambio dagli incolpevoli imprenditori.

Morale: ora sono convinto che sia una pessima idea.

Condivido la riflessione di Dino Mandirola qui sopra: aumentino l'efficienza dello Stato invece di piagare l'economia con sempre nuove tasse.

Ritratto di SirJoe
Inviato da SirJoe il

Per citare Carlo Sini (chi non sa chi sia, torni a scuola): "La crisi è strutturale: così sento ripetere da amici economisti, da operatori finanziari e da alti dirigenti bancari angosciati per il problema attuale del credito, insufficiente a rilanciare l'economia e nondimeno bloccato dalla difficoltà, per non dire impossibilità, di previsioni attendibili sugli andamenti della finanza e del mercato. Benissimo, anzi malissimo, ma se la crisi è strutturale (e le parole hanno un senso), non ne usciremo restando confinati entro le logiche tradizionali. Né dentro le metodologie delle vecchie indagini statistiche, i sacri criteri valutativi e previsionali degli uffici studi accreditati dall'uso, dall'inerzia e magari da qualche inconfessato interesse. Bisogna sforzarsi di guardare i nostri problemi da una nuova prospettiva, con uno sguardo «da fuori», se così si può dire e per quel che è possibile. L'attuale campagna in favore della introduzione della Tobin Tax sembra un'occasione quanto mai propizia per farlo, anche per le sue ricadute politiche e più in generale morali. Tassare la mera speculazione finanziaria può infatti suggerire, tra le molte considerazioni che in questi giorni si moltiplicano, due argomenti molto generali ma a mio avviso importanti. Il primo argomento fa appello a una massima fondamentale che il grande filosofo Immanuel Kant espresse così: agisci in modo di trattare l'umanità nella tua come nell'altrui persona sempre come fine e mai soltanto come mezzo. La massima ricorda che gli esseri umani e le loro comunità sono la ragion d'essere di tutti gli strumenti teorici e pratici che nel corso della storia la società e la cultura sono venute elaborando. Questa massima consente allora uno sguardo effettivamente «esterno» rispetto a tutte le contingenze temporali della vita umana sulla terra, uno sguardo generale di persistente validità. E poiché l'invenzione del denaro è certo una delle più importanti e benefiche provvidenze dell'ingegno umano, ne vediamo subito, nel contempo, la liceità dell'uso, che non può mai essere meramente strumentale e auto-referenziale. Detto in modo semplice: unità di misura del valore e strumento fondamentale per favorire il mercato delle merci, il denaro non può venir ridotto esso stesso a mera merce senza contraddire la sua vocazione profonda e il suo fine essenziale. Dimenticarlo significa favorire il pervertimento, oggi ben noto, di una delle più importanti conquiste dello spirito mano. Seconda considerazione. Frenare un'azione diffusa e radicata con provvedimenti drastici di pura negazione non è mai consigliabile. Proprio nel campo della finanza abbiamo molti esempi negativi: l'inutilità dei calmieri imposti per legge ai prezzi delle merci o l'insuccesso pratico delle condanne morali di ciò che il medio evo intendeva come usura mostrano due aspetti che la saggia politica deve tener presenti. Il primo insegna che i comportamenti contrari ai fini ultimi della comunità umana sono purtroppo anche radicati in aspetti dell'umana natura che non si possono eliminare per legge e neppure con la forza: bisogna piuttosto venire a patti con queste contraddizioni dell'umana condizione, badando più a favorire i comportamenti costruttivi, che non cadere nella illusione di distruggerle. Il secondo aspetto insegna che la grande complessità dei fenomeni sociali fa sì che anche i comportamenti più negativi possano essere portatori di qualche conseguenza favorevole, così come le buone intenzioni repressive possono tradursi in effetti indesiderabili e distruttivi. In conclusione: rendere più difficile un comportamento socialmente nocivo, penalizzarlo con una tassa, ricavando dal male un bene per tutti, sono propositi che è compito primo della politica perseguire e imporre. In questo senso la Tobin Tax è sicuramente un importante esempio di buona politica, qualcosa che va difeso contro chi lo neghi, per ignoranza, errore o interesse. Magari potessimo immaginare tasse per chi diffonde informazioni tendenziose e perversioni del linguaggio, o per chi si arricchisce sfruttando la limitazione di giudizio e la scarsezza di competenze che sono in molti e in ognuno. Ma qui la faccenda, invero interessante, sarebbe troppo complessa e discutibile. Limitiamoci alla tassa sulle transazioni finanziarie: sarà già un grandissimo successo". Ora, non fa assolutamente stupore che il buono e simpaticissimo Oscar sia contrario ad una tassa di questo genere (in primo luogo perché non capisce tanto cosa sia lo stato, rimanendo sospeso nelle sue risibili fantasie atomistico-liberali) - d'altra parte, parliamo di un giornalista (appunto: vedasi Nietzsche sui giornalisti) che ama citare il povero Spencer nella sua trasmissione, il noto evoluzionista sociale che, assieme al reverendo Sumner, pose le basi per una miserabile ideologia  che ancora oggi anima le oscure e infondate fantasie del mercatismo più basso. Tant'è: c'è differenza, grazie al cielo, tra le intelligenze, c'è differenza tra un simpatico giornalista e un grande pensatore.

Ritratto di super1341
Inviato da super1341 (non verificato) il

....dobbiamo l'etimologia del termine "speculazione" agli antichi romani, padri della nostra cultura e di parte della cultura occidentale.

Ebbene, "speculazione" deriva dal verbo latino deponente "speculari" ( e chi non lo sapeva, torni a scuola!), che significa osservare attentamente, esplorare, esaminare, indagare oppure  ancor prima da speculum (specchio): in ogni caso non aveva certamente il significato assolutamente negativo che ha ora specialmente nell'ambito della subcultura qualunquista da centro sociale o di movimenti tipo gli "indignados" o "occupy wall street, che a mio avviso sarebbero attentamente da studiare nell'ambito di quella branca del sapere umano che è chiamata psicologia delle masse (per chi volesse approfondire, consiglio Freud o Le Bon, e chi non li conosce, torni a scuola!).

Nell'esercito romano lo speculator era di solito un ufficiale che veniva mandato in avanscoperta, con compiti di esplorazione e di indagine delle mosse del nemico.

La speculazione, lungi dall'essere un'attività delinquenziale da punire o comunque amorale da emendare, è nella stragrande maggioranza dei casi (escludo solo i grandi squali di wall street, che operano solo per manipolare il mercato, tipo Goldman Sachs) una delle attività più nobili dell'intelletto umano, resa oggi ancor più difficile dalla notevole complessità dei mercati globali, indotta dalla globalizzazione e dalle innovazioni tecnologiche.

Ridurre la speculazione, intesa come attività intellettiva volta alla comprensione del futuro, ad un mero strumento per l'arricchimento personale veloce e senza fatica (ancora questa visione del lavoro ottocentesca, per cui gli unici lavori eticamente approvabili sono quelli che producono il sudore sulla fronte..) o peggio ad uno strumento delinquenziale per impoverire i popoli, vuol dire non capire assolutamente l'enorme allenamento mentale e psicologico che richiede tale attività e non capire nemmeno le grandi occasioni di crescita personale che essa fornisce.

La demonizzazione della speculazione è solo un ipocrita e meschino tentativo della politica globale di scrollarsi di dosso le enormi responsabilità che ha avuto nel non contrastare (anzi, spesso nell'essere connivente) l'indubitabile imbarbarimento del mondo della finanza degli ultimi 20 anni: esempio macroscopico è l'abolizione da parte del congresso Usa nel 1999 del Glass-Steagall Act che separava nettamente attività bancaria tradizionale e attività di investment banking.

In ogni caso, non è certo con strumenti tipo la Tobin-tax e in generale con una tassa, che si possono combattere efficacemente gli eccessi della finanza. Lo stesso Tobin, nell'ultima parte della sua carriera l'aveva abiurata, riconoscendo che non era uno strumento adeguato agli scopi che si era prefisso.

L'unico effetto che avrà una tassa del genere, se applicata con le modalità previste, sarà quella di eliminare per legge una professione (quella del trader retail a cui appartengo) dal mercato e di creare nuova disoccupazione di persone che lavorano ogni giorno onestamente.

Ebbene si, non sapevo chi fosse Carlo Sini, ma ora ho scoperto che è uno che di finanza non capisce una mazza....

 

 

 

 

 

Ritratto di SirJoe
Inviato da SirJoe il

 

Caro, povero, super1341, l'uso dell'etimologia è prezioso, ma solo se accorto e compreso genealogicamente, cosa che lei evidentemente non sa fare. Come scrive Derrida (chi era costui?): "Il senso proprio deriva dalla derivazione. Il senso proprio o il senso primitivo (della parola fonte, per esempio) non è più semplicemente la fonte ma l’effetto, trasportato altrove, di un giro [tour], di un rigiro [retour] o di una deviazione [détour]. Viene come secondo rispetto a ciò a cui sembra dar nascita, perché misura rispetto ad esso uno scarto e una di-partita [départ]. La fonte stessa è l’effetto di ciò di cui essa (si) dà (come) origine". Un po' difficile, forse (per lei), ma conviene meditarci su. Come è ovvio, ciascuna parola muta di senso, proprio anche in virtù dell'opposizione speculativa (eccolo il termine che torna) di sé con sé in senso logico (si veda la Wissenschaft der Logik) - come è patente esempio il termine idea, nell'uso pre-platonico e poi platonico, dove tra i due c'è uno scarto decisivo; o per il termine pro-fanum, dove il senso del termine, dal suo uso "originario", si inverte proprio: all'inizio è ciò che spetta agli dei, dopo ciò che non prende parte alla sfera divina. Per potere ragionare bisogna avere gli strumenti adatti, non si nasce sapendo già come porsi nella postura del pensiero, come lei ha dimostrato ridicolizzandosi, pensando di potere rispondere della natura di un termine così speciale senza avere i mezzi dello speculativo - ridicolazziandosi quindi vieppiù, non avendo i mezzi per il pensiero in generale e non ostante ciò dicendo che Sini (Carlo Sini ha studiato all'Università degli studi di Milano con Giovanni Emanuele Barié ed Enzo Paci, con il quale si è laureato in Filosofia, diventandone in seguito assistente. Dopo aver conseguito la libera docenza in Filosofia teoretica, ha insegnato Filosofia della storia e Storia della filosofia presso l'Università degli Studi dell'Aquila. Nel 1976 è stato chiamato a ricoprire la cattedra di Filosofia teoretica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, dove ha anche svolto per un triennio la funzione di Preside di Facoltà. Membro per molti anni del Collegium Phaenomenologicum di Perugia, del Direttivo Nazionale della Società Filosofica Italiana e dell'Institut International de Philosophie di Parigi, è socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Istituto lombardo di scienze e lettere e dell'Archivio Husserl di Lovanio. Insignito nel 1985 per una sua opera del Premio della Presidenza del Consiglio dello Stato italiano, ha ricevuto nel 2002 la Croce d'onore di I Classe per la Scienza e l’Arte dallo Stato austriaco. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze negli USA, in Canada, Argentina, Spagna, Svizzera e altri paesi europei. Ha collaborato per oltre un decennio alle pagine culturali del Corriere della Sera e collabora tuttora con la Rai, con la Radiotelevisione svizzera, con vari settimanali e testate giornalistiche) non capisce nulla (ripeto, sentire dire ciò da chi mostra tanta incapacità nello speculativo, è quanto mai risibile). Tanto più che ultimamente il grande pensatore Sini si è occupato con profondità di economia (per es. : C. Sini "La libertā, la finanza, la comunicazione", oppure "Del viver bene. Filosofia ed conomia") e venendo a colloquio con brillanti economisti, come Massimo Amato (il quale, ad esempio, ricorda come la speculazione, nel senso di fare della moneta una merce, fosse condannata anche, tra i tanti, da san Tommaso e da Keynes - non proprio dei frikkettoni nullafacenti). Un suggerimento: prima di tacciare gli altri di subcultura, si legga qualche libro della tradizione (a proposito di speculum - speculativo, provi la Logica di Hegel: ci sarà da ridere e, forse, dopo avere sfogliato le prime 50 pagine senza averci capito nulla, prenderà la giusta prospettiva circa la sua propria statura di pensiero). Per quanto riguarda il simpaticissimo giornalista Giannino, siamo a poco più di lei, visto che parliamo di uno che nelle sue trasmissioni radiofoniche cita Spencer, filosofo che, assieme al reverendo Sumner, fondò l'ideologia liberistica americana su stampo socio-darwiniano (sconfessati dallo stesso Darwin, poi da Chauncey Wright e, infine, da C. S. Peirce, il più grande filosofo americano di sempre). Lo sapeva? Suppongo di no. Ma una vita intera sui libri non credo che le consentirà mai, non ostante tutto, di potere dire a Sini che non capisce una mazza di qualcosa di cui si occupa. "Wovon man nicht sprechen kanndarüber muss man schweigen".

 

Ritratto di SirJoe
Inviato da SirJoe il

Ciò che lei, e altri come lei, in sostanza fate, è credere che qualcosa che non è dell'ordine delle merci possa diventare una merce (si veda Kant, Metafisica dei costumi); ciò può benissimo essere onesto, ma solo in quella tipica onestà che caratterizza il "regno animale dello spirito", cioè quella moralità privata che non si attaglia in nessun modo alla profondità della questione che è in gioco; perché, se in gioco è l'equilibrio (e in economia non v'è dubbio che si tratti di questo), il segno non può essere identificato con "la cosa stessa", cioè, appunto, non può divenire idolo e feticcio (l'essere non è dell'ordine dell'ente). Se il segno, il veicolo, non scompare per lasciare essere lo scambio, ma diviene oggetto di speculazione, lo scambio non è più lo scambio, il senso è perduto e vi è solo nichilismo nell'idolatria. 

Ritratto di super1341
Inviato da super1341 (non verificato) il

Ho sempre provato un profondo ribrezzo per lo snobistico vaniloquio intellettuale di chi filosofeggia sulla pelle altrui e lei ne è un esempio paradigmatico.

Considerato che io vivo nel mondo reale (e non ho intenzione di vivere una vita intera sui libri, come lei probabilmente fa, con questi tristi risultati) e non ho tempo da perdere a discutere con un genio della finanza (a proposito, lei sa cosa è un derivato, un mutuo cap, l'high frequency trading, le dark pools?), per me la discussione finisce qui....è inutile discettare con chi parte da presupposti culturali e "umani" diversi.

Ritratto di SirJoe
Inviato da SirJoe il

E' già, questa è sempre una buona ragione (fasulla): il mondo reale è quello che è, non ce ne è un altro (cosa da sempre contraddetta nella plurimellenaria storia umana, dove l'unica cosa certa è che ogni credenza e ogni pratica è andata mutando). Ci sono gli schiavi? E, beh, che ci vuoi fare, è sempre andata così! Si deve sacrificare agli dei? Eccerto, si è sempre fatto così...

Lei proverà sicuramente il più profondo ribrezzo per il pensiero (di questo si tratta, quando si parla di Kant e di Hegel - mi dispiace, ma è così), ma ignora, caro signore, che ogni conoscenza è lavoro e ogni lavoro è conoscenza, perché ciò che è frutto del lavoro lascia resti. Si dà il caso che la mia persona abbia lavorato per diverse estati alla campagna del pomodoro, facendo i turni: 6-14, 14-22, 22-6; so bene di cosa si tratta quando si lavora "sporcandosi le mani", come suol dirsi... e poi è proprio ridicolo sentirsi dire che un lavoro fatto di pagine di libri e di scrittura sarebbe più astratto di lavori speculativi che si svolgono nell'iperuranio della finanza, dove i beni "reali", se vogliamo ridurre il concetto di realtà alla banale idea che lei ne sembra avere (al che mi sentirei subito indotto a chiederle: che è realtà? che, come capirà, è una questione un po' più difficile di cosa sia un derivato, perché ogni definizione di essa già la presuppone), non si capisce bene quali siano, se non appunto la mercificazione del segno, di cui già parlavo. E' sicuramente difficile comunicare con chi parte da presupposti umani diversi, ma, vede, io non do per scontato cosa sia l'"umano", così facendo domando su me stesso e metto in discussione il mio stesso concetto di realtà, cosa che lei manifestamente non fa, decidento arbitrariamente e alla luce di presupposti inindagati quale sia il mondo reale e concreto e quale quello astratto (in modo ridicolo, ripeto: almeno me lo dicesse un agricoltore o un muratore, che il suo è il mondo vero, e non chi scommette sui segni). E se, per caso, proprio  l'astrazione dell'economia e dall'economia fosse un modo della trasformazione del mondo vero in favola, per citare Nietzsche (lo so, non le piacciono le citazioni, meglio non imparare dai monumenti del nostro passato, meglio "agire" direttamente, senza riflettere, i "concetti" da due soldi che ci vengono propinati dai giornali come certi e ovvi da scribacchini/soggetti supposti sapere - la pensa così, vero?)? Scambiare l'astratto con il concreto... (questa formula reca con sé memorie di Marx - già, l'uomo nero e barbuto-mangia i bambini, secondo la vulgata dei liberali: eppure, anche fosse il peggiore dei nemici, sarebbe il caso di conoscerlo un poco, almeno a grandi linee). La verità è che tutti viviamo il mondo reale, perché tutti abitiamo il sogno di vivere nel mondo proprio com'è e non può essere che non sia. Solo che c'è qualcuno che mette in dubbio il suo abitare e sapere il mondo così come gli è dato: "Dove sta l'albero della conoscenza, c'è sempre il paradiso: così dicono i più vecchi e i più giovani serpenti". Non si tratta di uscir dal sogno, ma di "sognar più vero", cioè di mettere in dubbio i propri supposti saperi autoevidenti. Lei ne è capace?

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